domenica 21 novembre 2010

Humour da ostetrica...






Un piacevole mezzogiorno piacentino



Primo, secondo di affettati, contorno di verdure scottate, torta sbrisolona, caffè e una bottiglia di bonarda amabile per due! Totale della spesa 24 euro… evviva le trattorie piacentine! Evviva la buona compagnia!


sabato 6 novembre 2010

La "conclusione" di una dichiarazione...

...nel modo in cui nessuno vorrebbe. Sigh!

lunedì 1 novembre 2010

Di fronte a qualcosa di meraviglioso... invento una fiaba


C’era una volta una valle incantata, dove vivevano felicemente quattro fate meravigliose.
Una era Inverno e portava un manto bianco.
Una era Primavera e portava un manto verde.
La terza era Estate e portava un manto giallo.
La quarta era Autunno e portava un manto rosso.
La valle era solcata da un torrente ricco di acqua cristallina e le sponde erano ammantate da alberi rigogliosi.
Ogni albero aveva diversa forma e diversa chioma, così che le fate potevano giocare a dare nomi e soprannomi.
Il tempo trascorreva nel godere della bellezza e della vita, e tutte insieme le fate si prendevano cura dei loro alberi.
Inverno le annaffiava, Primavera le potava, Estate le faceva crescere e Autunno aiutava.
Gli anni passavano, la valle continuava ad essere incantevole e le fate felici, tanto che la cosa si riseppe.
Arrivò la notizia ad un orco cattivo e geloso, che preso dall’ira di sapere che qualcosa di incantato potesse esistere, si mise in viaggio con volontà di conquista e distruzione.
Il brutto orco arrivò molto presto nella valle.
Le fate non fecero in tempo ad accordarsi su come affrontarlo e furono prese alla sprovvista.
Fu così che l’orco vide per prima Inverno.
Le si avventò contro urlando: “che non sia più nulla di te e che ciò che è tuo sia distrutto!”
La fata non poté evitare di essere sbranata, ma fece in tempo a fare un incantesimo: “ciò che è nostro non sarà tuo, perché se non sarò più ai tuoi occhi, continuerò ad essere per la valle e i suoi alberi con il mio manto!”
La valle immediatamente si ricoprì di una spessa coltre di candida neve.
E con questo Inverno non trascurò di continuare ad annaffiare la vegetazione.
L’orco si indispettì ancora di più perché vide che la valle aveva acquistato un nuovo splendore.
Pensando che la scomparsa di una sola fata non fosse sufficiente per distruggere la valle, si scagliò contro Primavera.
Fece per mangiarsela in un boccone dicendo: “che non sia più nulla di te e che ciò che è tuo sia distrutto!”
Ma anche Primavera fece in tempo a esprimere il suo desiderio: “ciò che è nostro non sarà tuo, perché se non sarò più ai tuoi occhi, continuerò ad essere per la valle e i suoi alberi con il mio manto!”
Fu così che dopo la neve, cominciarono a comparire piccole e tenere foglioline su ciascun ramo, tanto che la valle prese ad essere di un verde intenso.
E con questo Primavera non trascurò di continuare a potare la vegetazione.
L’orco ancora più arrabbiato per il potere positivo delle fate di fronte alla sua volontà di devastazione, si scagliò contro Estate abbaiando: “che non sia più nulla di te e che ciò che è tuo sia distrutto!”.
Ma come le due volte precedenti, anche la terza fata riuscì a proferire la formula magica: “ciò che è nostro non sarà tuo, perché se non sarò più ai tuoi occhi, continuerò ad essere per la valle e i suoi alberi con il mio manto!”.
Fu così che un sole luminoso, forte, caldo e deciso, invase l’aria, la natura e i personaggi.
Con questo Estate non trascurò di continuare a far crescere la vegetazione.
Ma l’alone giallo del sole fu tale, che l’orco non riuscì a sopportare la temperatura e morì in un battibaleno.
Rimase Autunno, che sorpresa dall’abilità delle altre fate, decise di prodigarsi anche lei con un incantesimo e ordinò: “ciò che è nostro sarà di tutti, perché se anche non saremo più visibili come fate, continueremo ad essere per la valle e i suoi alberi con il nostro manto, e poiché io sono sempre stata colei che aiutava, aiuterò ancora, regolando nel tempo il susseguirsi degli incantesimi e mostrando contemporaneamente nella mia stagione i quattro colori dei manti!”
Fu così che la valle continuò ad essere bella, sempre più bella, per sempre!

venerdì 22 ottobre 2010

Amici... se potessi sarei li con voi!

Il dramma di Haiti:
«Già 135 morti per le epidemie»
A nove mesi dal devastante terremoto che ha causato la morte di oltre 200mila persone una nuova emergenza sta investendo Haiti. Sono già 135 le persone morte nei giorni scorsi in diverse città in seguito ad un’epidemia, accompagnata da crisi di vomito, che ha colpito il nord del Paese. Stando ad alcune fonti si tratterebbe di colera, anche se le autorità sanitarie nazionali hanno parlato di dissenteria, causata dalla cattiva qualità dell’acqua potabile.

«Abbiamo registrato 51-52 morti lungo il corso del fiume Artibonite che attraversa il centro e il nord del paese. Si tratta di un’epidemia dovuta all’acqua utilizzata nelle case di quelle regioni», ha detto il dottor Ariel Henry, direttore del ministero della Sanità di Haiti. Inoltre, secondo alcuni corrispondenti locali ci sono centinaia di persone ricoverate nell’ospedale della città di St. Marc, a circa 100 chilometri dalla capitale Port-au-Prince. In serata il presidente dell’associazione dei medici dell’isola caraibica, Claude Surena, ha rivelato che i casi accertati di contagio sono almeno 1.500.

....

domenica 3 ottobre 2010

Cambio di stagione

Profumo di lavanda... ma non dai prati, dai sacchetti antitarma!
Colore rosso... ma non di cotone, di lana!
Sapore di castagne... ma non di marmellata, arrivano dall'albero!
Brivido nel corpo... ma non per l'improvviso temporale d'agosto, è perchè fa freddo!
Silenzio... ma non perchè è domenica mattina, bensì perchè le rondini sono partite da tempo!

giovedì 30 settembre 2010

Improvvisarsi scrittrice... (1)

Lo sapevo che i bambini non li portano le cicogne, eppure l’ho sempre sognato.
Quella volta è stato proprio imprevedibile. Nell’accompagnarla in sala parto, Monica me l’aveva detto “Guarda che secondo me è avanti, sei sicura che devo farle il clistere?” Io non le ho dato retta, la donna mi aveva chiesto di liberarle l’intestino, era un primo figlio e voleva togliersi un senso di imbarazzo e io ho acconsentito. Ero tranquilla, una primigravida appena visitata dal medico in accettazione che la dava dilatata solo tre centimetri… in fondo una peretta non hai mai fatto male a nessuno. Ma quella volta mi ha proprio preso in contropiede. Monica mi chiama concitata. Effettivamente la testa è coronata e la donna in piedi mi guarda costernata: “Ma il dottore mi aveva detto che mancava tanto!?”. Non c’è più tempo per l’attesa, infilo un paio di guanti con rapidità sorprendente e accolgo nelle mani a culla la bimba strillante… che gioia, per me questi sono i parti migliori! E poi lo sapevo che i bambini non li portano le cicogne, ma in realtà possono nascere al volo!

Sognavo di fare l’attrice di teatro, ma il palcoscenico era troppo piccolo per me.
È capodanno, anzi, per l’esattezza è la notte di capodanno, e come tutte le notti di capodanno sono ostetrica in turno di notte volontaria. Sì, volontaria, perché la notte di capodanno non la vuole fare mai nessuno. Ma ci sono anche i vantaggi a fare quello che nessuno vuol fare. In questo caso, si ottiene una specie di bonus, per cui quando chiedi un cambio di turno durante l’anno, lo ottieni perché rivendichi quella notte speciale: “Be’ certo che hai diritto al cambio; hai fatto la notte di capodanno!” E così tutti gli anni, io e Cristina furbacchione, lavoriamo volontariamente tra l’ultima e la prima notte di un anno. Ma non basta. Telecamere, cameramen, cineprese, riflettori, regista, brindisi, champagne e via si gira; perché deve andare in onda lo spettacolo che fa vedere all’Italia chi nasce prima di tutti gli altri. Non vi dico cosa non è successo nella notte per lo 01 dello 01 del 2001. E così si va in onda in diretta!
Sognavo di fare l’attrice di teatro, ma in fondo anche senza aggiungere niente al fare l’ostetrica, sono sui teleschermi RAI TV, con possibilità di collegamento in mondovisione!

Continua...

venerdì 24 settembre 2010

La storia di due pesciolini

Come spesso accade sono in metropolitana.
Ascolto un bambino che chiede con preoccupazione: “Mamma, un mio amico tornando dalle vacanze qualche anno fa, mi ha detto che ha trovato uno dei suoi due pesciolini fuori dalla vasca morto stecchito… l’altro ha vissuto ancora qualche anno, ma poi è morto anche lui, perché?”
Mi incuriosisce la risposta della mamma: “Vedi, sicuramente i due pesciolini hanno litigato e uno dei due è voluto scappare. Facendo così però è morto. E così l’altro ha vissuto finalmente felice gli anni che gli rimanevano da vivere”.
Il bambino resta perplesso.
Resto perplessa anch’io.
Questa prima spiegazione mi interroga sulla possibilità educativa di noi adulti e non soddisfatta penso alla risposta che avrei dato io.
«I pesciolini stavano bene insieme ma entrambi avevano un grande desiderio… vedere il mondo, vedere le grandi distese d’acqua. Uno giorno, decisero di lanciarsi spingendosi l’uno con l’altro. Ma l’altro si buttò per primo, con la volontà di rendere il percorso più semplice all’uno. Quando vide che il tentativo non rispondeva alla vera aspirazione, trattenne l’uno dal fargli compagnia. L’uno rimase solo e malinconico. Visse ancora qualche anno, ma l’altro pesciolino gli mancava tanto».
….
E voi a quale soluzione avete pensato?
Vi prego… non siate troppo scientifici... e non dimenticate di essere edificanti!

martedì 21 settembre 2010

Siamo tornate!


Virna, siamo state meravigliose!

sabato 11 settembre 2010

domenica 5 settembre 2010

Dottorandi: si parte per una nuova avventura!


E questa volta, si vola a Berlino ...
Ce la possiamo fare ...

venerdì 3 settembre 2010

Dove sono stata a luglio


Un libro che descrive in modo sorprendente la realtà che ho incontrato quest'estate...

sabato 21 agosto 2010

giovedì 19 agosto 2010

Pensieri al risveglio


Come non essere grata di poter fare a meno dell'orologio quando è sufficiente ascoltare il tocco del campanile;
come non essere grata per un giorno di sole, dopo tanta pioggia;
come non essere grata nel vedere dalla finestra il volo delle rondini, sapendo che vivono di quello che c’è;
come non essere grata di essere in una bella casetta, dopo un mese condiviso con chi vive in baracche o tende;
come non essere grata di sentire odore d’aria fresca e di camino, quando è un po’ come essere in baita;
come non essere grata di un buon caffèlatte e un po’ di torta, soprattutto se li posso condividere;
come non essere grata di sentire musica, sono così fortunata che basta accendere un lettore CD;
come non essere grata di poter ringraziare di tutto questo, stando davanti alla montagna e godendo del profumo del fieno;
come non essere grata di poter scrivere una tesi, dopo tre anni che approfondisco un argomento;
come non essere grata di stare seduta al tavolo, se so che qualcuno camminerà un po’ anche per me;

Come non pensarti, quando ti desidero così tanto!

mercoledì 18 agosto 2010

Alcuni artisti.... veri artisti!

May God bless and keep you always,
May your wishes all come true,
May you always do for others
And let others do for you.
May you build a ladder to the stars
And climb on every rung,
May you stay forever young,
Forever young, forever young,
May you stay forever young.

May you grow up to be righteous,
May you grow up to be true,
May you always know the truth
And see the lights surrounding you.
May you always be courageous,
Stand upright and be strong,
May you stay forever young,
Forever young, forever young,
May you stay forever young.

May your hands always be busy,
May your feet always be swift,
May you have a strong foundation
When the winds of changes shift.
May your heart always be joyful,
May your song always be sung,
May you stay forever young,
Forever young, forever young,
May you stay forever young.

Bob Dylan

lunedì 16 agosto 2010

Ferragosto con neve


Continua lo spettacolo!

sabato 7 agosto 2010

Dal mattino alla sera




Tornata nel "vecchio continente" non posso che riconoscere di abitare in un paese bellissimo, tanto da avere la possibilità di studiare dalla mattina alla sera davanti ad un panorama spettacolare!


sabato 17 luglio 2010

In diretta da Haiti


Non preoccupatevi troppo per me, sono tra donne fantastiche!

domenica 4 luglio 2010

Tutto in una “samsonite verde”

1 vocabolario di francese.
Mai studiato il francese in vita mia!
2 paia di pantaloni chiari.
Mai provato il rischio della malaria in vita mia!
4 magliette bianche, polo.
Mai avute magliette polo in vita mia!
1 carta di credito prepagata.
Mai avuto bisogno di cambio di valuta in vita mia!
2 biglietti aerei per uno dei paesi più poveri del mondo.
Mai stata in paesi extracontinentali in vita mia!
4 scali per andare e tornare.
Mai fatto un viaggio così lungo in vita mia!
1 erasmus barattato con una collaborazione internazionale.
Quanto mai ho detto che “non volevo studiare” in vita mia!
24 giorni per stare ad Haiti.
Mai trascorso un luglio così lungo in vita mia!
Ragazzi: 4, 2, 1, conto alla rovescia.
Domattina parto… e con la mia “samsonite verde”...
... tornerò più “ricca in vita mia”!

Incredibile!


Siamo nel 1966 e io non sono ancora nata... eppure vi sfido a non credere che potrei essere la donna nel pubblico!

E ora, godetevi il video!

Grande Mina!

giovedì 17 giugno 2010

Levatrice


“La levatrice deve abbandonare ogni altro pensiero
e infino ogni altro suo interesse,
per darsi pazientemente all’assistenza della donna ad essa affidata,
deve eseguire solamente quello che dalla Natura viene indicato,
deve essere semplice spettatrice
ove la Natura dia segni di essere da sola capace,
deve prestare l’opera sua
solo allora che la Natura impotente ne chiama soccorso,
e senza attendere un secondo avviso,
deve eseguire le sue operazioni con quelle stesse leggi,
con le quali la Natura il tutto eseguirebbe se fosse in potere.”

Ippocrate

martedì 15 giugno 2010

Meno 20 alla partenza

Antimalaria, antitetano, antidifterite, antiepatite A, anticolera, antitifo, antimeningite; per partire per questo “erasmus”…
… un erasmus un po’ speciale.
Un blog nato per tenere i contatti con il “mio mondo” se fossi andata lontana …
… ma forse andrò troppo lontana dal “mondo del web”.
Università, dottorato, aspettativa di parlare la lingua anglofona della ricerca …
… e troverò una lingua incomprensibile.
Voglia di bellezza, di bene, di vivere …
… eccomi, arrivo!

domenica 13 giugno 2010

Un simpatico intermezzo... anche se un po' maschilista!

Adamo si sentiva solo, molto solo...
Si fece coraggio e andò da Dio.
"Caro Dio, mi sento solo, molto solo, ho bisogno di compagnia, ho bisogno di una donna.
Volevo chiederti se è possibile crearla e farmela incontrare. Ma deve essere quella giusta: bella, intelligente, dolce, comprensiva, amabile, fedele..."
"Bè, caro Adamo, tutto è possibile... ma ho bisogno di un pò del tuo cuore, del tuo braccio e di una tua gamba..."
"Caro Dio, e se ti dò solo una costola... ?"

giovedì 10 giugno 2010

Due fermate di metrò

Fermata Cadorna. Sale sul vagone della metropolitana un uomo che spinge un passeggino. Contemporaneamente a lui salgono due rom armati di fisarmonica e violino. Inizialmente non mi attardo nell’interesse rispetto a queste persone, ma appena i due musicisti attaccano la melodia, mi stupisco che c’è una certa armonia tra gli strumenti e una volta tanto il violino non è scordato. Di fatto, il mio interesse è destato anche dal fatto che sul passeggino precedentemente notato, c’è un bambino attentissimo alle note e alle mosse dei due artisti. In particolare, il bambino è aiutato nella concentrazione dall’uomo che lo accompagna. Quest’ultimo infatti, si avvicina a lui ripetutamente per tenerlo aggiornato sui passaggi del tema e lo coinvolge con tensione.
Be’ devo scendere a Duomo, ma lascio una moneta ai rom, non so se perché ho gradito la musica o perché mi ha commosso vedere un padre!

mercoledì 2 giugno 2010

One certainty


After a long day at work where I have translated a dozen papers on breastfeeding I have one certainty: the cover of my PhD thesis will be white, white as milk!

lunedì 31 maggio 2010

Fine di maggio

Questa mattina mi ero ripromessa di alzarmi più tardi del solito ma non ci sono riuscita. Tutto ha avuto inizio con il consueto ordine, che mi rassicura. In ogni caso valeva la pena cominciare presto perché fin da subito il cielo è stato come lo sguardo: chiaro. Così chiaro che non è sfuggito di commuovermi per l’intenso fine maggio. Il profumo del gelsomino e dei tigli in fiore ha riempito l’aria, il sole caldo ha contrastato la brezza, il cielo limpido ha illuminato i giardini. Nel pomeriggio le panchine affollate hanno dato sosta a giovani innamorati, uomini in doppiopetto in intervallo, ragazzi con un pallone e anziani col giornale. Infine ora che si avvicina la sera non posso che tornare a casa con lo sguardo alle guglie del Duomo, che sotto una immensa gru sono ancora una volta nelle mani di restauratori esperti. È così che si chiude un mese speciale.

giovedì 20 maggio 2010

venerdì 14 maggio 2010

Temporale...

Il congresso è al suo termine e il rumoreggiare che sento non è solo per l’insofferenza dei partecipanti, bensì è legato al cielo che anche questa sera vuole farsi sentire con forza.
Prendo la decisione di abbandonare la sala.
Se imposto un’andatura veloce forse riesco ad anticipare il rovescio.
Esco e inizio con passo svelto a dirigermi verso il parcheggio.
Caspita, non ricordavo di aver lasciato la macchina così lontana e faccio fatica ad orientarmi, questa zona mi è sconosciuta e la via che devo raggiungere è uguale a tutte le altre che si dipanano con disordine intorno all’ospedale San Paolo.
Il rombo è ormai vicino, troppo vicino, alzo il cappuccio della giacca e non faccio a tempo a chiuderla che l’acqua ha già intriso completamente i capelli e la maglia.
Anche le scarpe hanno assunto in pochi attimi un colore nero, dimenticando che da asciutte erano cuoio. Per fortuna stamattina sono stata previdente e ho tenuto come ieri, l’altro ieri e l’altro ieri ancora quelle pesanti… questi giorni sono troppo sibillini, non ci si può fidare della nuvola nera che sembra dissolversi.
Fradicia, apro il portello dell’auto.
Non mi attardo, metto in moto il motore e i tergicristallo… anche il posteriore.
La pioggia picchia, il ticchettio a tratti è più forte del rumore del traffico e mi incuriosisce riuscire a viaggiare stando finalmente all’asciutto, anche se sento un disagio.
Sono stranita da una certa instabilità della vettura, ma non ho il coraggio di fermarmi a fare analisi. Lo scroscio è troppo intenso e ho deciso che rimando gli accertamenti del caso a quando sarò sotto casa.
L’instabilità si mantiene e subentra un rumore caratteristico, un fruscio che si ripete ritmico.
Si insinua un sospetto… e azzardo una possibile diagnosi!
Mi viene in mente che sotto casa c’è un gommista.
Caspita, appena in tempo, non sono ancora scesa dalla macchina che l’omino mi conferma: "signora, ha bucato!"
Cric, quattro svitamenti e l’avvistamento di un grosso chiodo infilato nel copertone.
Be, niente di grave, sono una donna fortunata; la terapia è durata un attimo e la macchina è già in garage pronta per la prossima avventura e per il prossimo temporale!

mercoledì 12 maggio 2010

domenica 9 maggio 2010

Un fine settimana...


Giorni trascorsi dove crescono a miriadi i nontiscordardimè;
dove i prati sono tempestati da bocche di leone;
dove il sentiero porta all’albero di cui i grappoli di fiori, diventeranno amarene selvatiche;
dove se esci a mangiare la pizza, ti viene da ordinare quella ai finferli;
dove la casa sa di camino;
dove il silenzio notturno coincide con il rotolare del torrente;
dove il fazzoletto di prato ripido su cui si affaccia la finestra della cucina, è il pascolo per una ventina di pecore;
dove troneggia una montagna carica di neve, di cui il profumo arriva fino in valle;
dove riesco a respirare a pieni polmoni e a trattenere il fiato perché è troppo bello;
dove ti sento molto vicino e dove mi manchi di più;
dove quando arrivo, sono contenta di essere tornata;
dove quando parto, resto grata.

venerdì 7 maggio 2010

Sala Parto

Quattro colleghe in turno.
Due sono alle prese con le neo mamme. Le lascio lavorare.
Una è storica, compagna di lavoro da sempre. Mi fermo a scambiare due parole. Mi chiede come sto e le due parole si articolano.
La quarta segue un travaglio.
Sono venuta per osservare un parto, chissà se stare qui qualche ora sarà sufficiente.
La terza ostetrica mi rassicura, una delle donne in travaglio “è avanti”.
Entro anch’io nel “box parto”. Saluto.
“Posso stare?” chiedo sottovoce alla collega. “Certamente, è un piacere”.
Caspita, manco da un po, ma non sono estranea. È uno dei vantaggi di essere ostetrica-senior!
La donna “spinge”, è serena, presente, ricambia lo sguardo e il sorriso. Il marito le sta vicino. Cerca di aiutarla ma viene respinto… fa parte del gioco, che è “lavoro di donne”… guardateci, amateci, ma non interferite!
Spinge, spinge, qualche urlo, qualche lamento sommesso, la solita domanda: “Quanto manca?”
Affiorano i capelli.
L’ostetrica “si lava”.
Guardo con interesse la “preparazione del tavolo” e l’assisto.
Teli, faldine, garze, kocher, forbice, clips, pinza antomica, portaghi e ciotola. Il catino e l’acqua. Le siringhe e l’anestetico locale. C’è tutto.
Spinge, spinge, l’urlo cambia… è quello che aspettavamo.
Ormai io e la mia collega siamo in allerta.
Sto con la donna. Asciugo le perle di sudore, sorrido, conforto… “Sei bravissima!”
Spinge, spinge, ma lascia interruzioni: ha male, ha paura, sente che sta nascendo!
“E’ coronata”.
Inizia il disimpegno: la fronte, gli occhi, il naso e la bocca.
Il papà avanza e indietreggia. Forse è troppo, non è possibile! C’è una faccina che ci guarda, apre gli occhietti e sembra accorgersi dello stupore che suscita.
La mamma è in pausa. Ora è assente, è in quello stato che le permette di ascoltare solo una voce, e non va deconcentrata.
Si aspetta la prossima contrazione.
Arriva. Arriva. Spinge. “Moto di restituzione, s’impegna la spalla anteriore, si disimpegna la posteriore”.
Le mani dell’ostetrica sono leggere, accompagnano, forse accarezzano soltanto, ma si ritrovano ad abbracciare una nuova creatura: “E' femmina!”
Sia lodato il Cielo: è sana, piange, s’inarca, si ribella.
La mamma e il papà la guardano, è l’inizio di qualcosa che sarà per sempre.
E’ gratitudine, è mistero.
La bambina è finalmente avvolta dal corpo e dalle lacrime di gioia della mamma e del papà e per le ostetriche questo momento speciale è anche attesa del secondamento, odore di sangue, attenzione alla perdita, controllo del benessere materno e neonatale... ma quello che vince, è che per tutti questo momento unico è VITA!

martedì 27 aprile 2010

Da una mail: la teoria del barattolo di maionese e dei due bicchieri di vino

Un professore, prima di iniziare la sua lezione di filosofia, pose alcuni oggetti davanti a sé, sulla cattedra. Senza dire nulla, quando la lezione iniziò, prese un grosso barattolo di maionese vuoto e lo riempì con delle palline da golf. Domandò quindi ai suoi studenti se il barattolo fosse pieno ed essi risposero di si. Allora, il professore rovesciò dentro il barattolo una scatola di sassolini, scuotendolo leggermente. I sassolini occuparono gli spazi fra le palline da golf. Domandò quindi, di nuovo, ai suoi studenti se il barattolo fosse pieno ed essi risposero di si. Il professore, rovesciò dentro il barattolo della sabbia. Naturalmente la sabbia occupò tutti gli spazi liberi. Egli domandò ancora una volta agli studenti se il barattolo fosse pieno ed essi risposero con un si unanime. Infine, il professore tirò fuori da sotto la cattedra due bicchieri di vino rosso e li rovesciò dentro il barattolo riempiendo nuovamente tutto lo spazio. Gli studenti risero!
“Ora”, disse il professore quando la risata finì: “Vorrei che voi consideraste questo barattolo la vostra vita. Le palline da golf sono le cose importanti: la ricerca del senso del vivere, la famiglia, gli amici, la voglia di cominciare sempre e le cose che se rimarrebbero anche dopo che tutto il resto fosse perduto; colmerebbero la vostra esistenza. I sassolini sono le altre cose che contano e restano legate alla volontà di bene, di costruzione, di giustizia; come la vostra casa, il vostro lavoro, gli interessi della vita. La sabbia è tutto il resto. Sono le piccole cose di cui si potrebbe fare anche a meno: il cellulare, l’auto, tanti vestiti o quant’altro”. “Se metteste nel barattolo per prima la sabbia”, continuò, “Non resterebbe spazio per i sassolini e per le palline da golf. Lo stesso accade per la vita. Se usate tutto il vostro tempo e la vostra energia per le piccole cose, non vi potrete mai dedicare alle cose che sono veramente importanti. Curatevi delle cose che sono fondamentali per la vostra felicità. Cercate lo scopo e il valore. Coltivate gli affetti, andate a cena fuori con gli amici, leggete un buon libro e concedetevi il tempo di dire come state a chi vi sa ascoltare, magari seduti davanti ad un camino. Fate una bella camminata in montagna, una buona pedalata e una salubre nuotata. Non dimenticate di tenere bella la vostra casa e comunque non trascurate di buttare l’immondizia. Dedicatevi prima di tutto alle palline da golf, e quindi alle cose che contano sul serio. Definite le vostre priorità, tutto il resto lasciate che scorra di conseguenza”.
Alla fine del discorso, quando il professore cominciò a stare in silenzio insieme a tutta la classe una studentessa alzò la mano e chiese con coraggio che cosa rappresentasse il vino.
Il professore sorrise e rispose: “Sono contento che tu l’abbia chiesto. Serve solo a dimostrare che per quanto possa sembrare piena la tua vita rimane sempre lo spazio per un paio di bicchieri di vino con chi ami”

mercoledì 21 aprile 2010

Luca Carboni - Mi Ami Davvero

Il video non è il massimo, ma il testo è piacevole... e oggi pomeriggio si esplora youtube!

"Mi ami davvero non come gli spot che dicono solo bugie

sei bella davvero non come le modelle che ritoccan le fotografie

sei pulita davvero non come la benzina verde che invece è veleno

sei sexy davvero non che non c'è niente quando poi togli il reggiseno

ci credi davvero non come i manifesti delle campagne elettorali

sei sincera davvero non come le giacche e cravatte delle multinazionali

mi ami davvero non come i prezzi della medicina bio-alternativa

sei buona davvero non come la frutta con la buccia lucidata e radioattiva

ho bisogno d'amore e di un po' di verità e di un giorno migliore e non del grigio che c'è qua scrivo una lettera per te così per sempre la leggerai scrivo una lettera per te così ogni tanto riderai perché l'amore fa ridere lo sai

ma tu vali davvero non come i soldi di questa economia virtuale

mi colpisci davvero non come i titoli sensazionali che trovi sul giornale

sei forte davvero non come i record degli atleti bombati e iper dopati

ti dai davvero non come le offerte speciali dentro ai supermercati

sei pura davvero non come l'aria quest'aria che ogni giorno respiriamo

sei importante davvero non come i personaggi che alla fine poi votiamo

ho bisogno d'amore e di un po' di verità di un giorno migliore e non del grigio che c'è qua scrivi una lettera per me così per sempre la leggerò scrivi una lettera per me così ogni tanto piangerò perché l'amore fa piangere lo so"

Women In Art

E' troppo bello... non potevo non tornare a guardarlo!

domenica 11 aprile 2010

Un breve assaggio di primavera


Qualche giorno primaverile prima che l'imprevedibilità dell'aprile ne vanicasse l'effetto.
Non so se mi ha colpito di più il ciliegio in fiore in quell'orto prima di arrivare a Bisceglie o tutti quei ragazzi sdraiati al sole nel Giardino della Guastalla.
Certo, la bellezza dell'albero è incomparabile. Ma altrettanto incomparabile è stato vedere le fanciulle che sfoderavano bichini e salviettoni dopo neanche 24 ore di tempo mite.
Il sole e il calore nell'aria sono durati poco, ma sono bastati per destarne il desiderio... ora aspetto ancora di più che arrivi il tempo dalle magliette a manica corta e dei piedi nudi calzati da sandali. Nel frattempo... aspetto a mettere via il soprabito di lana!

martedì 6 aprile 2010

The mystery of freedom



The attack to Christ Risen and to his Church is an attack to the truth and to my friends.
But I have need of this beauty!

lunedì 5 aprile 2010

Angel's Monday




Now you can work because there is a wonderful space in my heart and Christ is Risen!

lunedì 29 marzo 2010

Tornata da Roma...


Lasciamo che ci conquisti la bellezza!

martedì 23 marzo 2010

Sento e ascolto la Primavera

Sento le veglie nella notte.
Ascolto il silenzio del buio ormai mite.
Sento la voglia di dormire.
Ascolto il rumore della pioggia al risveglio.
Sento il canto del gallo anche se abito nell'interland di una grande città.
Ascolto il bisogno di persone lontane.
Sento l'aria di chi può partire.
Ascolto le gemme pelose che si stanno preparando ad esplodere.
Sento la Primavera!

giovedì 18 marzo 2010

Su gentile concessione di Flora...

“Verbalizziamo”, “c’è bisogno di verbalizzare”: tutti, più o meno, gridano questo bisogno dentro un mondo che - per quanto a portata di mano - sembra farsi più ermetico. Dio solo sa quanto bisogno c’è di trovare e dire, ma anche scrivere, parole: parole che parlino realmente.
Ma questo bisogno sta prendendo una brutta piega: si verbalizza tutto, per non entrare in rapporto col reale. Un reale che diventa sempre più testardo; resiste di fronte a tutte le verbalizzazioni.
Nelle scuole tutto viene scritto, perché così si è al riparo da eventuali ispezioni. Così nelle aziende, nei palazzi di giustizia e nelle assemblee condominiali.
Si vuole trasparenza, chiarezza, verità: e le parole, messe a verbale, sembrano essere la prova più tangibile della verità. Scripta manent. Così i quotidiani possono superare la pagina cinquanta e la casella postale è piena di volantini.
Si verbalizza per rendere tutto chiaro: in base al decreto, all’articolo, al comma. Si verbalizza perché scripta manent.
Si verbalizza per difendersi da eventuali attacchi, che non sono poi tanto immaginari.
E le verbalizzazioni rimangono ferme, lì dove sono; scripta manent.
Non si è poi tanto sicuri di giungere a una qualche verità, attraverso la loro noiosa e pedante lettura.. Verbalizzazione dell’impotenza o impotenza della verbalizzazione?
Molti però continuano a essere convinti che verbalizzare sia il procedimento più sicuro per attestare i fatti.
Troppo attenti a scripta manent si e scordata l’altra faccia della sentenza: verba volant. Come la prima faccia, anche questa sottolinea il bisogno di verbalizzare. Un bisogno aereo, come è ben detto dal verbo.
Forse c’è bisogno di parole che sappiano volare e raggiungere il destinatario. Forse, più che mai, c’è bisogno che sia presente l’altro che le sappia raccogliere. E che sappia restituircele: ascoltate, amplificate, approfondite.
Tutto questo è per dire che non sarebbe male snellire – quasi azzerare - le cosiddette verbalizzazioni. Non sarebbe male parlare faccia a faccia: distanti sì, ma con parole che sappiano avvicinarci, senza paura di ispezioni o di controlli. Sicuramente tante verbalizzazioni azzerano una reale possibilità di scambio. Scripta manent et verba non volant..

martedì 16 marzo 2010

Un libro comprato nel 1984 letto e riletto... tante volte!

GIROLAMA "È perché mi prendete per una scioccherella; è perché mi conoscete male, don Miguel. Ed è anche perché sono piccola e debole; e sono certa che abbiate di me una grande compassione, che temiate di spezzarmi l’ala o la zampina. Ma io vi permetto di parlarmi liberamente. Non ho paura di voi. Qualcosa nel cuore mi dice che sono vostra sorella. Non temo il vostro sguardo su di me. No, Miguel, non temo il vostro sguardo su di me. So bene che a volte mi guardate di nascosto come si guarda un animaletto che si vorrebbe acchiappare, e questo mi fa sempre ridere quando ci penso. Dite che la donna è debole; tutti gli uomini lo dicono, credo, perché lo dice mio padre, e lo dice l’abate, e don Fernando. E lo dicono anche i libri. E la donna è debole, in effetti, ma come l’uccello dell’aria e il topolino dei campi: non basta volerlo acchiappare per prenderlo! E le donne sanno bene quello che fanno, via, e non si lasciano prendere che quando Dio non è più nel loro cuore, e allora non vale più la pena di prenderle".

venerdì 12 marzo 2010

26 ottobre 2009... 12 marzo 2010... sono ciclica!


Capita anche a me, che qualcosa va storto… e mi sento appiattita.
Allora, che fare?
Trovarsi con un volto amico è l’ideale.
Non è necessario che mi chieda come va, basta che c’è; sedersi insieme davanti alla vetrata che guarda sulla piazza del Duomo, bere due cappucci, mangiare un maffin classico e uno al cioccolato e mirtilli.
Bè, ovviamente, non ho mangiato tutto io!
In ogni caso, anche se il rischio è di acquistare qualche etto, l’amicizia vera ha qualcosa di forte, che ti porta ad ascoltare e a dire le cose che ti stanno veramente a cuore… niente di banale, niente di scontato, qualcosa di sempre nuovo, che mi fa vedere le cose nella giusta dimensione e fa tornare lievi.
Grazie Fio.

martedì 9 marzo 2010

Sul finir dell'inverno

Minuscoli fiocchi sono spinti dal vento ghiacciato a roteare nel cielo.
Li sento sulla faccia. Congelano il passo.
E' la morsa dell'inverno che non mi vuole lasciare.
Questa stagione è come un abbraccio desiderato: non basta nel suo momento, chiede di essere dilatato all'infinito.
Questa stagione continua a stupirmi con il suo effetto speciale: la neve!
Anche questa volta riesce a sorprendermi la forza di un tempo silenzioso, che domina la fine e l'inizio di un anno.

domenica 7 marzo 2010

Oggi mi è stata dedicata una poesia... GRAZIE!

Le foglie volano in cielo.
Il cielo è azzurro come l'acqua,
che scende dalle mura bianche,
che brillano in mezzo alla piazza.
Caterina Grillo (9 anni)

martedì 2 marzo 2010

Pensiamoci su...


"Non è sufficiente domandarsi quale mondo lasceremo ai nostri figli. Occorre domandarsi anche quali figli lasceremo al nostro mondo".
Da un dialogo con O. Rey

domenica 28 febbraio 2010

Lauree professionalizzanti: integrazione tra formazione teorica e pratica

Tante colleghe formate e in formazione post laurea, mi chiedono cosa ritengo fondamentale al fine di integrare l'educazione teorica con quella pratica.
Cerco di dirlo con un racconto.
Questo è un fatto realmente accaduto, che come le fiabe, vuole lasciare ai suoi lettori una morale… almeno, io l’ho vissuta così, tanto che non me la sono dimenticata…
Ve la riporto come la memoria l’ha registrata.
Un giorno in un’aula magna, di un Ospedale che non vi dirò, in un anno che non vi dirò, erano stati raccolti un buon numero di studenti che frequentavano un Corso per diventare Infermieri.
Stavano quasi per concluderlo, e si accingevano così a diventare dei professionisti.
La loro Direttrice (oggi diremmo Coordinatrice Tecnico Pratica), si accingeva ad accomiatarsi, raccomandando con sincere e buone parole di non dimenticarsi mai di dimostrare nel tempo di essere dei bravi infermieri.
In realtà proponeva un ideale più alto, chiedeva ai “suoi” studenti, di conservare nel tempo la soddisfazione che la professione scelta avrebbe restituito.
Ad ascoltarla c’erano anche le “Didatte”, quelle che forse oggi potremmo identificare con il nome di “Tutor teorici”, ad una delle quali visibilmente comparve anche un certo luccicore agli occhi.
Ma ad un tratto l’idillio si interruppe perché con una domanda inaspettata la Direttrice chiese a suoi studenti di intervenire dicendo: “Avete incontrato sicuramente in questi anni un infermiere, magari infermiere da trent’anni, contento di essere un infermiere!?”
Si aspettava così di far leva sul cuore dei “suoi ragazzi” proponendo un modello…
“Non rispondete?” Incalzò.
Allora prese la parola il leader della classe, quello che per tre anni aveva condotto senza essere stato riconosciuto condottiero, il vero capo, anche se da che ne so, non è diventato un manager; e disse con coraggio: “Io no”.
Il gelo dell’inverno che arriva senza essere annunciato dall’autunno, calò.
Si interruppe bruscamente il fervore della Direttrice, che sbigottita si trovò ammutolita.
Convinta dal dover salvare la situazione, la “Didattacommossa”, che asciugò fugacemente la lacrima che non aveva potuto evitare, esclamò:
“E io, ragazzi …e io?… Mi avete incontrata!?”
E una voce dall’uditorio, bassa – ma non troppo da non essere sentita;
debole – ma non troppo perchè stava dicendo una cosa greve;
impersonale – giusto per non essere riconoscibile;
concluse la storia affermando: “Ma lei non fa l'infermiera”.

venerdì 26 febbraio 2010

Accenno... di primavera


L’uomo è nato
per essere felice
e chi è veramente felice
è degno di dire a se stesso:
"Io ho adempiuto la legge di Dio su questa terra".

F. Doestoevskij