giovedì 24 maggio 2012

Costruttori di Cattedrali (2)



Stamattina la gru stava già volando via...

mercoledì 23 maggio 2012

Costruttori di Cattedrali (1)

Ieri, alle sette del mattino, passando come mio solito da Piazza Duomo, ho visto affaccendarsi nel montaggio di una gru lunga come una navata, diversi uomini protetti da elmetto. Li ho guardati con curiosità. Come tante piccole formiche intorno ad una enorme briciola di pane, tirando di qua e tirando di là, si coordinavano per arrivare all’obbiettivo del loro brulicare. Già nel pomeriggio, quando sono ripassata dalla stessa strada, la gru perfettamente costruita sfruttando l’orizzontalità degli spazi, era pronta per essere innalzata verso il cielo. L’ho guardata con stupore, chiedendomi che punto nell’altezza avrebbe raggiunto. Forse come le guglie più alte della Chiesa simbolo della Città? Stamattina, gli stessi uomini-formica attraevano lo sguardo mio e di altri passanti, perché la gru levata in alto, superava in altitudine la Madonnina d’oro che tutti i milanesi amano, lasciando i minuscoli operai ai Suoi piedi, come tanti nanerottoli intorno ad una sequoia, o forse meglio, come tanti uomini devoti in atteggiamento di adorazione.


Ho osservato con attenzione e ho colto che l’enorme marchingegno era pronto ad elevare diversi pezzi di marmo. Pezzi di quel marmo di Carrara che è ormai ad uso esclusivo della fabbrica del Duomo, e che perfettamente cesellati, sarebbero stati sollevati fino a raggiungere l’altezza più vicina alla loro collocazione. Ho considerato con commozione quegli uomini costruttori di Cattedrali, così come sono stati costruttori di Cattedrali gli uomini che li hanno preceduti, e così come anche io desidero essere costruttrice di Cattedrali. Ma non solo io, tutti gli uomini desiderano questo. E di ciò sono stata confermata oggi pomeriggio, quando ripassando sempre dalla stessa strada, ormai francamente costretta dalle transenne, ho notato quel poliziotto municipale che con la sua istantanea, fotografava con cura quei frammenti di sculture illuminate dal sole e pronte per il viaggio di destinazione. Ogni scatto era un attaccarsi alla pietra, così da potersi elevare con lei, così da immortalare l’immagine del desiderio infinito, quel desiderio infinito di bellezza; la bellezza di collaborare alla sacra costruzione.

venerdì 18 maggio 2012

Cineteca



Due film negli ultimi dieci giorni. Entrambi segnati dall’ironia. Più fine nell'uno e più grassa nell'altro. Mentre il primo vive il dramma dell’uomo che riconosce che il suo handicap non è per il limite delle possibilità del corpo, ma è legato al desiderio infinito e insoddisfatto di essere voluto bene senza pietismi (ed è una storia vera), il secondo ha una regia decisamente spinta al sarcasmo guardando all’uomo e alla donna che possono essere mostri assetati di sangue, potere e possesso (ed è tutto finto). Che dire, il primo mi ha fatto pensare, il secondo mi ha fatto ridere. Buona visione.


mercoledì 16 maggio 2012

Mattina di Maggio

Dopo una notte tormentata dal vento, il risveglio difficile è spettacolo per i sensi.
La luce che entra dalla porta-finestra che si apre sulla città è tersa. Fin dalle prime ore del mattino risulta essere abbagliante. Non lascia nascosto nessun particolare, illumina tutto con precisione rilucente. Man mano che mi incammino il chiarore lascia intravvedere cose che non avevo mai notato; come quello scorcio del campanile di Santo Stefano, che si staglia perfettamente nel centro dell’intersezione dei tetti di coppi embricati di via Laghetto.

La stessa luce, dà vigore ai colori. Colori che la città smunta dal grigio occulta, ma che risplendenti si fanno notare: l’azzurro del cielo, il rosa del Duomo, il rosso dei palazzi di via Francesco Sforza, il giallo della Villa insieme al verde della Catalpa nei Giardini della Guastalla e l'arancione delle tovaglie dei tavolini di un bar di via Dante.

Ma la cosa più bella è apprezzare i profumi e le sensazioni che il vento libera dai contesti. Il dolce gelsomino mi ricorda di essere serena. La fragranza di briosce mi fa ricordare la compagnia che amo. Il pelucco di pioppo che vola fino al naso, mi fa rivivere l’abbraccio della neve.

Insomma, forse quel gran mal di testa che il vento mi ha destato è stato ripagato… e forse… mi è anche un po’ passato.

domenica 6 maggio 2012

Spettacolo naturale

Rimango incantata davanti alla porta finestra della cucina. I pollini del pioppo volteggiano in quantità tale da far sembrare che cada la neve. Tra loro si incontrano e si incollano. Aumentano nel volume ma non smettono di roteare nel cielo. Il loro peso è nullo e l’aria sembra spostarli verso l’alto. Sono di fronte ad un volo antigravitazionale. Ad un tratto vedo che dal cielo nero, iniziano a scendere delle gocce di pioggia. Incredibilmente i pollini persistono. Prendo a seguirne uno solo con lo sguardo attento. Non lo perdo di vista, voglio vedere se l’acqua lo cattura. Niente da fare. Resiste. Si adagia tra le foglie del gelsomino che si intrecciano nella ringhiera del balcone, restando asciutto. Ma lo spettacolo ha un ultimo quadro. La scena è ravvivata dal sonoro di rumorosi tuoni, immediatamente seguiti da guizzi di lampi. È vicinissimo un temporale che in un battibaleno trasforma lo strano chiarore del cielo, dal bianco dei pollini al candore della grandine.  Assordante e abbondante, la grandine ha in un attimo atterrato tutti i pelucchi  silenziosi e roteanti, lasciando la piazza ingombra di ghiaccio. Il ghiaccio è così tanto che blocca i tombini e ha preso a galleggiare su qualche centimetro d’acqua. La tempesta dura pochi minuti, con un rumore tonante. Mi accorgo di non essere la sola spettatrice. Alcuni passanti sono stati obbligati a ripararsi sotto il portico e grondanti guardano l’atto finale. Uno squarcio di cielo azzurro interrompe il frastuono e lascia che qualche raggio di sole sciolga ciò che c’è da sciogliere e faccia ripartire la fabbrica dei pioppi.


venerdì 4 maggio 2012

Dalla poesia... un libro

Il tradurre, come il poetare, è scommettere sull'uomo e sulla sua capacità di superare le barriere dell'io per accogliere in sè "l'altro". La vita e il magistero di Karol Wojtyla Pontefice sono una metafora del tradurre: portare una notizia agli uomini, muovendosi dalla propria "residenza" e andandoli a cercare.
La nota ipotesi dell'intraducibilità non è altro che una versione etno-linguistica dell'antico mito biblico della dispersio linguarum: gli uomini non si capiscono e non comunicano perchè hanno chiuso il loro cuore a causa dell'arroganza di Babele. In questa chiave una luce vivida illumina l'antico enigma dell'universalità del linguaggio e della molteplicità delle lingue. Dopo Babele, comprendere è "tradurre", e la traduzione è innanzitutto, per dirla con Paul Ricoeur, "una sfida etica". Il successo di ogni evento linguistico ("io parlo, tu comprendi") è sempre un miracolo.

venerdì 10 febbraio 2012

Al Louvre

Dopo l'ennesimo vertice UE alcuni esponenti decidono di fare una visita al Louvre






























domenica 5 febbraio 2012

4 Jamaicani vincono...


...chissà se i ragazzi che l'hanno guardato con me hanno colto.

martedì 31 gennaio 2012

Una storia vera










Vi racconto una storia vera.
Immedesimatevi.
È tempo denso, in cui mantieni la volontà di affiancare il lavoro allo studio. Questa volta hai deciso di frequentare un master e sei arrivato alla fine. Mancano pochi mesi, il 5 marzo dovrai discutere l’elaborato finale e stai tirando le file del percorso. Tra i diversi impegni che ti prendono, la vita del lavoratore/studente ha quello di farti percorrere lunghi tratti a piedi e con questo di darti il tempo di scrutare la città. Oggi come oggi la benzina costa troppo e le tasse universitarie anche, opti allora per la metropolitana e per consumare i tacchi delle scarpe sull’asfalto.
Un certo giorno, che potrebbe essere ieri, ti lasci interrogare dalle scritte che impiastricciano i muri e cerchi di decifrare un alfabeto incomprensibile. Hai modo di incontrare qualcuno che ti può dare una spiegazione, e senza infastidirlo troppo, riesci a scoprire che buona parte degli imbratti sono nick name, soprannomi, nomignoli, sigle, data di nascita dell’autore … Ti assale allora un pensiero che ti fa considerare come tanti hanno bisogno di affermare se stessi, di dire “ci sono anch’io!”, “io esisto!” E’ forse per questo non riescono più ad arrivare a dichiarare un credo, una certezza, un ideale, un bene? Ritieni infatti che queste ultime cose elencate, siano possibili solo ad un io sicuro, adulto, appassionato, innamorato … innamorato di qualcosa oltre sé. La tua considerazione ad un tratto diventa impegnativa e introspettiva, inizi a renderti conto che sei nato in un mondo che ha vissuto nell’aura degli ideali del sessantotto, delle contestazioni degli anni settanta, del mito dell’esistenza di un potere proletario… Ti investe il sospetto che queste cose che ti scorrono nel sangue, qualcuno vorrebbe fossero dimenticate, e questo qualcuno spinge a che tutti si sia così annichiliti, da non avere la forza di pensare che a sé stessi.
Ma ad un tratto, il tuo sguardo - che a differenza della meditazione non ha perso d’occhio il marciapiede - impatta ancora una volta in una scritta, ed è allora, che ridestandoti dal pensiero che corre lontano dalla realtà, cedi nel riconoscere che il cuore dell’uomo è irriducibile.
Il messaggio individuato ti dice che quello che compromette la città, non è solo vittimismo delle tasse, del malcontento, della sottomissione allo statalismo; ma è innanzitutto un infinito desiderio di essere voluti e di bene.
Decidi di fare qualcosa per questo.
Inizi a cercare come un segugio le tracce che documentano la tua intuizione e ti viene in mente di catturare con la macchina fotografica i tratti inconfondibili della questione, per immortalarli … e magari ... fare un album su Facebook.
Dal giorno successivo rispetto al precedente, che potrebbe essere oggi, individui quelle lettere di senso che ti fanno sorridere, e le imprimi nella canon digitale.
Ma ancora una volta vince l’imprevisto!
Esci dalla sede del lavoro, non dal polo universitario, e con stupore ti ritrovi abbracciato da piccoli fiocchi di neve. Sono piccoli piccoli, ma nel tempo del percorso fatto in metropolitana, hanno vestito di un bianco sottile tutte le bacheche improprie che stai cercando ormai da quasi 48 ore… così ritieni possa essere concluso il tuo reportage.
Penserete: siamo alla fine della storia?
Ebbene sì, ma manca il crescendo finale.
Arrivi alla macchina parcheggiata in mattinata, e cosa ti trovi sul cofano? Una scritta.
La tua auto è diventata anch’essa una lavagna!
Non puoi crederci, ma devi arrenderti.



C’è qualcuno che ha scelto tra le tante parcheggiate a Bisceglie proprio la tua ... per lasciarti quello che cercavi: un messaggio forte, su una bacheca impropria, che manifesta di un autore con grande senso dell'umorismo, che ha ispirato uno scrittore sconosciuto!

sabato 21 gennaio 2012

Letture e immedesimazioni




"È bello il poter ricordare di poi com’erano fatti i volti umani quando uscirono da quel baratro. Ed allorché, più tardi, nel mio gabinetto oscuro, rivelai, ansioso, la piccola immagine che ora accompagna questa pagina de’ miei ricordi, speravo di scoprire in essa un documento psicologico; mi ripromettevo di vedere la figura della nostra compagna quale era in vetta, raggiante di gioia ed abbrutita dalla fatica, e svelare il segreto di quell’anima muta che non avevo saputo leggere lassù. Ma la mente non legge negli animi; la nebbia della vetta coperse di un grigio velo uniforme tutti quei valorosi. Ed ora io penso ai casi strani della vita: la figura di quella fanciulla alla quale fui legato dall’alba al tramonto per una saldissima corda e con cui non scambiai cento parole; che venne meco attraverso alcuni dei pericoli più grandi e delle commozioni più profonde della mia vita e di cui non conobbi neppure il nome, ché non lo disse, e se oggi l’incontrassi per via non la riconoscerei ne’ suoi abiti femminili, quella esile figura, dico, mi è rimasta nella mente come l’espressione più tragica, il contrasto più potente, la misura più precisa degli eventi di quel giorno. Eppure voglio bene a questa istantanea tremula e confusa che sola mi ricorda l’ignota. Io non saprò mai se essa abbia compresa la grande bellezza della salita, ma nella mia memoria quel pallido sorriso forzato, là sulla terrazza deserta, tra le durissime rupi su l’orlo dell’abisso, accresce il mistero di quei luoghi spietati e quell’ore di oscura lotta illumina di una forte poesia: la poesia del pericolo".


Guido Rey

Racconti di pareti e scalatori
a cura di Marco Albini Ferrari

venerdì 13 gennaio 2012

Pensieri evocati dal cielo di stasera



“Non ci atteniamo mai al presente. Anticipiamo l’avvenire, come se fosse troppo lento a venire, come per affrettare il suo corso; oppure affermiamo il passato come per fermarlo, come se fosse troppo veloce: tanto imprudenti da vagare nei tempi che non sono i nostri e da non pensare minimamente al solo che ci appartiene; tanto vani, da pensare a quelli che non sono più nulla e da fuggire senza riflessione il solo che è. Il fatto è che, di solito, il presente ci ferisce. Noi lo nascondiamo alla nostra vista perché ci tormenta e se ci dà gioia noi ci affliggiamo di vederlo fuggire […]. Ognuno esamini i suoi pensieri: li troverà completamente tesi al passato o all’avvenire. Noi non pensiamo mai al presente; e, se ci pensiamo, non lo facciamo che per prenderne la luce per disporre dell’avvenire. In tal modo noi non viviamo mai, ma speriamo di vivere; e, disponendoci a essere felici, è inevitabile che non lo siamo mai”


Pascal B. , Pensieri, n. 362. Einaudi, Torino 1962, pp 158-159

venerdì 6 gennaio 2012

Grata per questa Epifania!


"... Sono più di 30 anni che scatto fotografie time-lapse dei fiori, senza interruzione,
24 ore al giorno, sette giorni alla settimana. E vederli muovere è
una danza che non mi stancherà mai. La loro bellezza ci immerge nei colori,
nel gusto, nel piacere del tatto, e ci procura un terzo del cibo che mangiamo.
Bellezza e seduzione sono lo strumento della natura per la sopravvivenza,
perché noi proteggiamo ciò di cui ci innamoriamo. Ci apre il cuore e ci fa
accorgere che siamo parte della natura, non ne siamo separati. Vedere noi
stessi nella natura ci mette anche in contatto gli uni con gli altri, perché è
chiaro che tutto è connesso, è una cosa sola. Quando la gente vede le mie
fotografie, spesso dice: «Oh, mio Dio!». Vi siete mai chiesti che cosa voglia
dire? «Oh»: vuol dire che ha attirato la tua attenzione, ti fa essere presente,
attento. «Mio»: vuol dire che ha toccato qualcosa nel profondo della tua anima,
crea un varco per la tua voce interiore che possa ergersi e farsi sentire. E
«Dio»? Dio è quel viaggio individuale che vogliamo fare tutti, che ci dà ispirazione,
ci fa sentire che siamo parte di un universo che celebra la vita. Sapevate
che l’80% delle informazioni che riceviamo ci viene tramite gli occhi?
Se paragonate l’energia della luce alla scala musicale, l’occhio nudo potrebbe
vedere soltanto un’ottava, proprio quella centrale. E non siamo grati per
il nostro cervello che coglie l’impulso elettrico che viene dall’energia della
luce per creare immagini in modo che possiamo esplorare il mondo? E non
siamo grati che abbiamo un cuore che possa sentire queste vibrazioni che ci
permettono di sentire il piacere e la bellezza della natura? La bellezza della
natura è un dono che coltiva l’apprezzamento e la gratitudine. Allora io ho
un dono che voglio condividere con voi oggi, un progetto che sto portando
avanti che si chiama la “felicità rivelata”. Ci aprirà uno squarcio dentro
quella prospettiva dal punto di vista di una bambina e di un anziano.
Bambina: Quando guardo la tivù, sono soltanto spettacoli, scene che sono
finte, e quando vai a esplorare ti viene più immaginazione di quanta ne
avevi prima. E quando hai più immaginazione ti vien voglia di andare più
in là – nel profondo –, così vedi più cose che sono più belle, per esempio un
sentiero potrebbe portarti a una spiaggia o qualcosa potrebbe essere bello.
Anziano: Tu pensi che questo sia soltanto un altro giorno nella tua vita;
non è soltanto un altro giorno, è l’unico giorno che ti è dato oggi. È donato a
te, è un dono. È l’unico dono che hai qui e ora, e l’unica risposta appropriata
è la gratitudine. Se non fai nient’altro che coltivare quella risposta al grande
dono di questo giorno unico, se impari a rispondere come se fosse il primo
e ultimo giorno della tua vita, allora avrai speso questo giorno molto bene.
Comincia aprendo i tuoi occhi e sii sorpreso dal fatto che hai degli occhi da
aprire. Quei raggi incredibili di colori che ci vengono offerti in continuazione
per il nostro puro godimento. Guarda il cielo! Guardiamo il cielo così raramente.
Notiamo così raramente come è diverso da un momento all’altro
con l’andirivieni delle nuvole. Pensiamo soltanto al tempo che fa, ma anche
del tempo che fa non cogliamo tutte le sottili variazioni, pensiamo solo al bel
tempo o al maltempo. Questo giorno, ora, il tempo che fa è unico, magari
non sarà mai più esattamente come oggi, quella formazione precisa delle
nuvole non avverrà mai più come è ora. Apri gli occhi, e guarda! Guarda i
volti delle persone che incontri. Ognuno ha una storia incredibile dietro il
proprio volto. Una storia che non potresti mai scandagliare fino in fondo,
veramente. Non solo la loro storia, ma quella dei loro avi. Hanno tutti una
storia così antica. E in questo momento, in questo giorno, tutta la gente che
incontri, tutta la vita di tutte le generazioni da innumerevoli luoghi in tutto
il mondo, si riunisce in un flusso unico e ti incontra qui come un’acqua che
ti dà vita se solo apri il cuore e bevi. Apri il cuore ai doni incredibili che ci
dà la civiltà: devi soltanto girare un interruttore ed ecco la luce elettrica,
apri il rubinetto ed esce l’acqua calda, l’acqua fredda e l’acqua potabile. È
un dono che milioni di persone nel mondo non sperimenteranno mai. Sono
solo alcuni degli innumerevoli doni cui possiamo aprire il cuore. E quindi
ti auguro di aprire il cuore a tutte queste benedizioni, lascia che fluiscano
attraverso di te. Ognuno che ti incontri oggi sia benedetto da te, soltanto
dal tuo sguardo, dal tuo sorriso, dal tuo tocco, soltanto dalla tua presenza.
Che la gratitudine trabocchi in una benedizione intorno a te, e allora sarà
davvero una buona giornata".

mercoledì 4 gennaio 2012

Ferie di Capodanno



Silvano (e non solo ... ) è felice!

domenica 25 dicembre 2011

E' NATALE!



Anche per la Casa!

E' NATALE!



Anche per l'appetito!

sabato 24 dicembre 2011

E' NATALE!


Et incarnatus est!
Grazie anche al grande Mozart!

E' NATALE!


Anche per la Fattoria!

Grazie Franca per i tuoi fantastici disegni!

E' NATALE!



Anche per il Web!

giovedì 8 dicembre 2011

Due opere d’arte saggiamente affiancate





La mano di San Giuseppe ripara dalla luce l’astante e rimanda calore al figlio, quello stesso figlio che l’osserva mentre lavora. Giuseppe lavora per costruire quell’intersezione tra i legni che fanno presagire la croce, quella stessa croce che ci viene anticipata dall’agnellino vicino alla culla e da Gesù neonato, che opportunamente fasciato da sacri teli, tiene gli occhi chiusi. Giuseppe è chino di fronte alla nascita del suo Signore, ed è ancora più chino di fronte alla luce di speranza che lo stesso Dio bambino tiene tra le mani, mentre lo sguardo intenso d’amore è corrisposto. Le figure statiche della Madre e dei pastori non lasciano spazio a gesti banali, è richiamata una densità dell’istante che necessita solo di contemplazione. Le mani stanche e il volto canuto e lacrimoso del falegname ci confermano che siamo di fronte a Qualcuno che comprende già il tutto del vivere.
Oggi De La Tour mi ha regalato qualche minuto di bellezza, l’attesa del Natale ne prolunga l’intensità.

mercoledì 7 dicembre 2011

EVVIVA!

Ce l'abbiamo fatta... è pubblico anche il secondo!
E ora si scrive il terzo...

domenica 27 novembre 2011

La pausa pranzo del giovedì



Una corsia mediamente per tre aspiranti;
un’immersione che mi chiede di superare l’impatto di temperatura;
galleggio;
tre bracciate;
prendo aria da destra e mi chiedo che bisogno c’è di fare tanti spruzzi;
tre bracciate;
prendo aria da sinistra e resto affascinata dall’emergere di un delfino;
tre bracciate e riguardo a destra, ma non trovo nessuno in parallelo … chi fa troppo frastuono è rimasto indietro;
tre bracciate, che si intensificano perché il ritmo alternato che mi fa inalare da sinistra voglio che mi permetta di non perdere lo spettacolo di quello stile che non sono mai riuscita a sostenere - anche se il mio istruttore spergiurava che potesse essere bello anche al femminile.
Tre bracciate;
inizio ad interrogarmi sul perché chi mi precede si è bloccato;
tre bracciate e supero;
tre bracciate, l’acqua inizia ad essere più profonda del tocco;
tre bracciate, la luce del sole entra dalle finestre e penetra nell’azzurro che riflettono le piastrelle;
tre bracciate, è il momento di cambiare stile.
Scivolo sulla superficie del livello e mi sento una raganella;
lascio che la propulsione si esaurisca prima di ridarla e controllo che null’altro che la testa emerga ritmicamente;
re-incontro il terzo della corsia;
continuo a domandarmi perché è così lento e impacciato nell’avanzare;
l’acqua torna a basso livello;
ecco è una signora e intuisco cosa le impedisce di procedere… ha paura dell’acqua profonda!
Mi dispiaccio per lei: si perde la parte migliore della vasca!
Supero.
Continuo nel ritmo e scorgo che in corsia siamo rimaste solo in due;
è il momento ideale per affrontare la prossima vasca a dorso e per riposare anche i pensieri.
Continua la volontà di essere un po’ pesciolino e le vasche si susseguono a stili alternati, fino a che gli occhi non iniziano a bruciare … non ho mai sopportato gli occhialini.
Fantastico sport!
Finisce la mezz’ora e compare già nello spogliatoio, mentre asciugo i capelli, quella meravigliosa sensazione di torpore.
Nuoto ricreativo può essere detto; approvo e esco per affrontare quello che resta dell’intenso giovedì metropolitano.
Benedette pause pranzo lunghe … in cui posso scegliere di non mangiare!

sabato 12 novembre 2011

Italia... Ora et Labora e confida nella Resurrezione! (1)


Fantastico! Un uomo che sa a memoria la Divina Commedia è un uomo da ascoltare per tutto... visione di filmato amatoriale e da lontano... ripetuto in parte da successivo post con zoom...

Italia... Ora et Labora e confida nella Resurrezione! (2)

mercoledì 9 novembre 2011

Cézanne a Milano



Entrare in una mostra allestita in modo tale da farmi sentire accolta come amica. Restare nel primo ambiente immedesimandomi con le cose e la finestra di un atéliers. Passare da una stanza all’altra facendomi lambire da frange di colore, per percepire l’evoluzione artistica di un uomo solitario. Lasciarmi istruire da un filmato per avvicinarmi al mondo percepito da altri occhi. Modulare, non modellare. Vedere colori oltre il grossolano percettibile. Riuscire a dare corpo alle cose senza la preoccupazione dalla definizione rigida della materia. Mantenere vivo il soggetto riportandolo su tela. Illuminare i paesaggi con gradazioni di luce. Godere di una infinita sfumatura di verdi. Riconoscere la maturità di qualcuno che si è dedicato tutta la vita a ciò che ama.
Grazie Paul!

martedì 1 novembre 2011

Messaggio nel colore




Capita a volte che l'occhio percepisca qualcosa che va oltre ciò che si vede. L'autunno riesce a farmi fare esperienza di questo. C'è nel sottile gioco di luce e nell'imprevedibilità della sfumatura dei colori, un messaggio sotteso che supera il manifesto. E' la bellezza che compenetra l'essere. Che spettacolo meraviglioso!

martedì 25 ottobre 2011

Visioni estive (2): da riproporre agli adulti... inquietante!


La mostruosità dell'uomo che genera, ma non è padre - e il dramma dell'uomo che crede di amare, ma è solo egoista.

lunedì 24 ottobre 2011

Visioni estive (1): da riproporre ai ragazzi... notevole!


Forse da riconsiderare due o tre battute finali, ma parliamone...

sabato 22 ottobre 2011

Pensiero dominante



Dolcissimo, possente
Dominator di mia profonda mente;
Terribile, ma caro
Dono del ciel; consorte
5
Ai lùgubri miei giorni,
Pensier che innanzi a me sì spesso torni.
Di tua natura arcana
Chi non favella? il suo poter fra noi
Chi non sentì? Pur sempre
10
Che in dir gli effetti suoi
Le umane lingue il sentir proprio sprona,
Par novo ad ascoltar ciò ch’ei ragiona.
Come solinga è fatta
La mente mia d’allora
15
Che tu quivi prendesti a far dimora!
Ratto d’intorno intorno al par del lampo
Gli altri pensieri miei
Tutti si dileguàr. Siccome torre
In solitario campo,
20
Tu stai solo, gigante, in mezzo a lei.
Che divenute son, fuor di te solo,
Tutte l’opre terrene,
Tutta intera la vita al guardo mio!
Che intollerabil noia
25
Gli ozi, i commerci usati,
E di vano piacer la vana spene,
Allato a quella gioia,
Gioia celeste che da te mi viene!
Come da’ nudi sassi
30
Dello scabro Apennino
A un campo verde che lontan sorrida
Volge gli occhi bramoso il pellegrino;
Tal io dal secco ed aspro
Mondano conversar vogliosamente,
35
Quasi in lieto giardino, a te ritorno,
E ristora i miei sensi il tuo soggiorno.
Quasi incredibil parmi
Che la vita infelice e il mondo sciocco
Già per gran tempo assai
40
Senza te sopportai;
Quasi intender non posso
Come d’altri desiri,
Fuor ch’a te somiglianti, altri sospiri.
Giammai d’allor che in pria
45
Questa vita che sia per prova intesi,
Timor di morte non mi strinse il petto.
Oggi mi pare un gioco
Quella che il mondo inetto,
Talor lodando, ognora abborre e trema,
50
Necessitade estrema;
E se periglio appar, con un sorriso
Le sue minacce a contemplar m’affiso.
Sempre i codardi, e l’alm
Ingenerose, abbiette
55
Ebbi in dispregio. Or punge ogni atto indegno
Subito i sensi miei;
Move l’alma ogni esempio
Dell’umana viltà subito a sdegno.
Di questa età superba,
60
Che di vote speranze si nutrica,
Vaga di ciance, e di virtù nemica;
Stolta, che l’util chiede,
E inutile la vita
Quindi più sempre divenir non vede;
65
Maggior mi sento. A scherno
Ho gli umani giudizi; e il vario volgo
A’ bei pensieri infesto,
E degno tuo disprezzator, calpesto
A quello onde tu movi,
70
Quale affetto non cede?
Anzi qual altro affetto
Se non quell’uno intra i mortali ha sede?
Avarizia, superbia, odio, disdegno,
Studio d’onor, di regno,
75
Che sono altro che voglie
Al paragon di lui? Solo un affetto
Vive tra noi: quest’uno,
Prepotente signore,
Dieder l’eterne leggi all’uman core.
80
Pregio non ha, non ha ragion la vita
Se non per lui, per lui ch’all’uomo è tutto;
Sola discolpa al fato,
Che noi mortali in terra
Pose a tanto patir senz’altro frutto;
85
Solo per cui talvolta,
Non alla gente stolta, al cor non vile
La vita della morte è più gentile.
Per còr le gioie tue, dolce pensiero,
Provar gli umani affanni,
90
E sostener molt’anni
Questa vita mortal, fu non indegno;
Ed ancor tornerei,
Così qual son de’ nostri mali esperto,
Verso un tal segno a incominciare il corso:
95
Che tra le sabbie e tra il vipereo morso,
Giammai finor sì stanco
Per lo mortal deserto
Non venni a te, che queste nostre pene
Vincer non mi paresse un tanto bene.
100
Che mondo mai, che nova
Immensità, che paradiso è quello
Là dove spesso il tuo stupendo incanto
Parmi innalzar! dov’io,
Sott’altra luce che l’usata errando,
105
Il mio terreno stato
E tutto quanto il ver pongo in obblio!
Tali son, credo, i sogni
Degl’immortali. Ahi finalmente un sogno
In molta parte onde s’abbella il vero
110
Sei tu, dolce pensiero;
Sogno e palese error. Ma di natura,
Infra i leggiadri errori,
Divina sei; perché sì viva e forte,
Che incontro al ver tenacemente dura,
115
E spesso al ver s’adegua,
Né si dilegua pria, che in grembo a morte.
E tu per certo, o mio pensier, tu solo
Vitale ai giorni miei,
Cagion diletta d’infiniti affanni,
120
Meco sarai per morte a un tempo spento:
Ch’a vivi segni dentro l’alma io sento
Che in perpetuo signor dato mi sei.
Altri gentili inganni
Soleami il vero aspetto
125
Più sempre infievolir. Quanto più torno
A riveder colei
Della qual teco ragionando io vivo,
Cresce quel gran diletto,
Cresce quel gran delirio, ond’io respiro.
130
Angelica beltade!
Parmi ogni più bel volto, ovunque io miro,
Quasi una finta imago
Il tuo volto imitar. Tu sola fonte
D’ogni altra leggiadria,
135
Sola vera beltà parmi che sia.
Da che ti vidi pria,
Di qual mia seria cura ultimo obbietto
Non fosti tu? quanto del giorno è scorso,
Ch’io di te non pensassi? ai sogni miei
140
La tua sovrana imago
Quante volte mancò? Bella qual sogno
Angelica sembianza,
Nella terrena stanza,
Nell’alte vie dell’universo intero,
145
Che chiedo io mai, che spero
Altro che gli occhi tuoi veder più vago?
Altro più dolce aver che il tuo pensiero?


G. Leopardi 1830-1834

giovedì 13 ottobre 2011

Harley-Davidson modelli 2012






Finalmente un modello che potrei portare anche io!

sabato 8 ottobre 2011

Con un cielo meraviglioso

Se ti svegli alla mattina e c'è un cielo meraviglioso, che fai?
Lo ammiri.
Se il primo incontro è quello con una mamma che fa fatica a vivere perchè è sola e il figlio adolescente la fa impazzire, che fai?
Programmi di cenare con lei.
Se ti hanno invitata a parlare di Haiti a quindici ragazzi e mentre parli li vedi interessati, che fai?
Decidi di essere vera.
Se torni a casa e hai la camera sottosopra, che fai?
La rassetti.
Se guardando i balconi vedi che il vento della notte oltre ad aver disturbato te ha disturbato anche loro, che fai?
Li ordini.
Se suona la campana del mezzogiorno e sai che a pranzo sarete in quattro, che fai?
Dici una preghiera e apparecchi lasciando andare lentamente in padella le verdure.
Se improvvisamente ti accorgi che stai pensando intensamente a ciò che ti manca di più, che fai?
Lasci che ti invada la memoria.
Se desideri vivere la vita sul serio, che fai?
Rispondi a quello che c'è , amandolo.

Test (2)
















































































































































domenica 2 ottobre 2011

Test (1)



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