Ai piedi dei violoncelli, sto in contemplazione del soffitto decorato dal legno dorato.
Il meraviglioso Teatro alla Scala mi calamita con il suo fascino.
Le note sfavillanti e irresistibili mi portano a ricordare i momenti di gioco nel parco, mentre risuona il canto di “Madama Dorè”.
Respighi e Franck vengono interpretati con vigore da un ottantaseienne Georges Prêtre , che trascina l’orchestra in un rincorrersi vivace tra fiati, corde e percussioni.
Sono rapita dalle Sinfonie.
L’uomo è capace di cose incredibili se si lascia guidare dalla Bellezza.
La musica ne è un esempio limpido.
Quale migliore serata per cominciare le giornate della settimana.
lunedì 28 febbraio 2011
venerdì 25 febbraio 2011
domenica 20 febbraio 2011
Il regalo di fine dottorato!
20-Feb-2011
Dear Dr. Mauri,
It is a pleasure to accept your manuscript entitled "Breastfeeding: validation of a reduced Breastfeeding Assessment Score (BAS) in a group of Italian women" in its current form for publication in the Journal of Clinical Nursing.
Thank you for your contribution, we look forward to your continued contributions to the Journal.
Yours sincerely,
Prof. Roger Watson
Editor-In-Chief, Journal of Clinical Nursing
Dear Dr. Mauri,
It is a pleasure to accept your manuscript entitled "Breastfeeding: validation of a reduced Breastfeeding Assessment Score (BAS) in a group of Italian women" in its current form for publication in the Journal of Clinical Nursing.
Thank you for your contribution, we look forward to your continued contributions to the Journal.
Yours sincerely,
Prof. Roger Watson
Editor-In-Chief, Journal of Clinical Nursing
giovedì 10 febbraio 2011
giovedì 3 febbraio 2011
Arte

L’arte è un modo nobile di leggere la realtà. Questa realtà così bella, intensa e spesso incomprensibile. L’arte del dipinto ha usato per molti secoli la copia di ciò che appare e la bidimensionalità. Nel secolo scorso - grazie anche alla controparte dell’arte figurativa sviluppatasi con la fotografia - vengono superate entrambe le cose. I dipinti di Picasso aprono la raffigurazione di ciò che sta oltre l’apparenza e il taglio di Fontana apre la ricerca della tridimensionalità. La Mostra del Novecento di Milano fa entrare in questo squarcio nel materiale che permette di partecipare con tutto il corpo alla dimensione artistica che si fa stanza. Merita una condivisione. Io mi sono immersa.
mercoledì 2 febbraio 2011
giovedì 27 gennaio 2011
La cosa più bella dell'aver discusso il Dottorato (2)
Poter dire a tutti che, al richiamo telefonico delle madri coinvolte nella ricerca sulle difficoltà nei confronti della gestione dell'allattamento al seno, una ci ha detto: "Vi ricordo e sono molto grata di avervi incontrato perchè mi avete aiutata non dedicandomi del vostro tempo, bensì entrando nel mio tempo".
martedì 25 gennaio 2011
mercoledì 19 gennaio 2011
Nebbia fitta

Si tratta di tornare a casa e pertanto di attraversare tutta la città. Parto da nord est e devo arrivare a sud ovest. Mi avvio per raggiungere la tangenziale. Scorgo una luna piena mozzafiato e mi domando se qualcun altro nello stesso momento, la sta ammirando. Nel contempo sono concentrata sui semafori e sul traffico che mi separano dall’accesso di Rubattino, poi progressivamente mi accorgo di come va sfumando la visibilità. Comincio col non vedere nitido l’orizzonte e gradualmente inizio a non distinguere il limite della strada. Accendo i fari antinebbia e constato che la prudenza dei viaggiatori ha fatto modulare a tutti la velocità. Respiro nebbia, anche se nell’abitacolo il riscaldamento è stato messo al massimo. La mente viaggia realizzando fiabe. La nuvola bassa conferma il suo fascino e non tarda nel rapirmi. Cerco di richiamare l’attenzione al fatto che, se non andassi a memoria, avrei delle difficoltà nel riconoscere i momenti di svolta del percorso e attendo con sicurezza di intuire la rampa dell’uscita 4 della Ovest. Ora non vedo neanche la macchina che mi precede… forse in realtà non mi precede nessuno… faccio fatica a distinguere se l’ombra che attraversa è un pedone, o un ciclista… rallento ulteriormente e avanzo.
Ad un tratto mi arresto all’incrocio: due automobilisti non sono stati sufficientemente accorti e si sono urtati… oppure, non hanno avuto il giusto trasporto nei confronti della nebbia. “La prudenza non è mai troppa”, direbbe mio padre… e io rilancio: “Lasciarsi affascinare dalle cose, le fa affrontare nella giusta dimensione”.
Anche questa volta, il mio viaggio non è stato confuso, sono arrivata a destinazione e i miei pensieri sono carichi… cosa sarò in grado di vedere ancora stasera?
venerdì 14 gennaio 2011
Una certezza (1)
domenica 9 gennaio 2011
giovedì 6 gennaio 2011
Santa Epifania 2011

È quando mi accorgo che la vita è fatta soprattutto da ciò che non appare immediatamente, che riconosco la bellezza che è.
Ma perché questo accada, devo lasciare che il tempo riveli la trasparenza delle cose.
Accettare di giocare la pazienza di attendere, e lo sguardo per cogliere la manifestazione, è il fascino di ogni istante.
mercoledì 29 dicembre 2010
domenica 26 dicembre 2010
Risveglio dal giorno di Natale
Apro gli occhi e mi ritrovo nel letto d’infanzia.
Il profumo delle coperte e delle lenzuola ricordano giorni lontani, anni in cui pensieri e desideri non si osava pensare come si sarebbero compiuti e avverati.
Tempo di dare un bacio alla mamma, fare colazione e prendere la macchina per raggiungere un amico.
Si sta insieme nel sacro e nel caffè.
Non vorrei ripartire, sono stanca e come una decina di ragazzi ho trovato un luogo di riposo, ma è ora di riprendere la macchina.
Mettermi alla guida coincide con l’imboccare la tangenziale e accorgermi che l’acqua sottile della pioggia di S. Stefano si sta trasformando in nevischio.
Sul vetro del parabrezza i cristalli si infrangono aprendosi in tante stelle di ghiaccio.
È affascinante e torno a pensare a tempi trascorsi.
Il pensiero corre e la macchina insieme, brucio i chilometri per tornare a casa senza accorgermi.
Trovo la porta chiusa in modo da essere certa di trovare qualcuno.
Ecco, avevo proprio bisogno di questo: Natale ha confermato un abbraccio che coincide con la vita… passata, prossima, consueta, imprevedibile e comunque amata!
Il profumo delle coperte e delle lenzuola ricordano giorni lontani, anni in cui pensieri e desideri non si osava pensare come si sarebbero compiuti e avverati.
Tempo di dare un bacio alla mamma, fare colazione e prendere la macchina per raggiungere un amico.
Si sta insieme nel sacro e nel caffè.
Non vorrei ripartire, sono stanca e come una decina di ragazzi ho trovato un luogo di riposo, ma è ora di riprendere la macchina.
Mettermi alla guida coincide con l’imboccare la tangenziale e accorgermi che l’acqua sottile della pioggia di S. Stefano si sta trasformando in nevischio.
Sul vetro del parabrezza i cristalli si infrangono aprendosi in tante stelle di ghiaccio.
È affascinante e torno a pensare a tempi trascorsi.
Il pensiero corre e la macchina insieme, brucio i chilometri per tornare a casa senza accorgermi.
Trovo la porta chiusa in modo da essere certa di trovare qualcuno.
Ecco, avevo proprio bisogno di questo: Natale ha confermato un abbraccio che coincide con la vita… passata, prossima, consueta, imprevedibile e comunque amata!
venerdì 24 dicembre 2010
venerdì 17 dicembre 2010
mercoledì 8 dicembre 2010
Tempo di Tesi... tempo di neve!


E' stato tempo di scrivere...
In realtà è stato tempo di riscrivere...
Riscrivere secondo le indicazioni di chi non pensavi avesse voce in "capitolo"...
E invece è proprio più di un capitolo che ho dovuto riscrivere...
Così come tutti gli "scrittori" mi sono affidata ad una "Musa ispiratrice"...
Chi mai, più della neve, poteva sortire l'effetto!
Improvvisarsi scrittrice... (2)
Mi ricordo che divoravo le fiabe, in particolare continuavo a leggerne una: “Barbablu”.
È una sera particolare, di maggio, quando la luce grigia è tersa perché è appena finito un temporale. Non so se prendere la bicicletta per andare a fare il turno di notte, perché la strada è ancora tutta pozzanghere. Azzardo e mi lancio: è troppo bella la città al tramonto, sembro Alice nel paese delle meraviglie. L’arrivo in sala parto è atteso dalle colleghe che hanno appena finito di ricoverare l’ennesima gravida con rottura delle membrane. Tra le tante, tante travagliano franco e tante altre sono pronte per cominciare. La raffica di nascite non si fa attendere, siamo in uno di quei mesi dove scadono i tempi per i bambini concepiti nella lunga estate. Noi ostetriche si corre come il gatto con gli stivali, anche se le vere “produttrici” sono le donne. Tante donne all’opera: è uno spettacolo! È impressionante stare in una realtà ospedaliera dove la media dei parti è di 7000 all’anno. Come tutti sanno, la media risente dei valori estremi! Questa notte è estrema: i bambini vengono al mondo come i sassolini di Pollicino. Contemporaneamente si accumulano i ferri del mestiere, se Geppetto avesse avuto così tanti pezzi di legno sarebbe andato in tilt prima di creare Pinocchio. Caspita, non siamo neanche a metà della notte e non abbiamo più neanche una pinza ad anelli a disposizione. La centrale di sterilizzazione è chiusa. Dobbiamo usare noi ostetriche l’autoclave e inserire velocemente cestelli come la strega avrebbe voluto fare con Hansel. Altro che una bella dormita, siamo “disturbate” tanto quanto la Principessa sul pisello. Sembra una catena di montaggio, assisti - lavi, assisti - lavi, assisti - lavi, assisti - lavi, e sterilizzi. Alla fine della notte non so se sono nel sogno o nella realtà, perché tornando a casa mi accorgo di pedalare con gli occhi chiusi.
Mi ricordo che divoravo le fiabe, ma non pensavo che il mondo della metafora con la morale, mi richiamasse in particolare al fatto che avrei lavato tanti, tanti, ma proprio tanti strumenti dal sangue.
Continua... e ho vinto!
È una sera particolare, di maggio, quando la luce grigia è tersa perché è appena finito un temporale. Non so se prendere la bicicletta per andare a fare il turno di notte, perché la strada è ancora tutta pozzanghere. Azzardo e mi lancio: è troppo bella la città al tramonto, sembro Alice nel paese delle meraviglie. L’arrivo in sala parto è atteso dalle colleghe che hanno appena finito di ricoverare l’ennesima gravida con rottura delle membrane. Tra le tante, tante travagliano franco e tante altre sono pronte per cominciare. La raffica di nascite non si fa attendere, siamo in uno di quei mesi dove scadono i tempi per i bambini concepiti nella lunga estate. Noi ostetriche si corre come il gatto con gli stivali, anche se le vere “produttrici” sono le donne. Tante donne all’opera: è uno spettacolo! È impressionante stare in una realtà ospedaliera dove la media dei parti è di 7000 all’anno. Come tutti sanno, la media risente dei valori estremi! Questa notte è estrema: i bambini vengono al mondo come i sassolini di Pollicino. Contemporaneamente si accumulano i ferri del mestiere, se Geppetto avesse avuto così tanti pezzi di legno sarebbe andato in tilt prima di creare Pinocchio. Caspita, non siamo neanche a metà della notte e non abbiamo più neanche una pinza ad anelli a disposizione. La centrale di sterilizzazione è chiusa. Dobbiamo usare noi ostetriche l’autoclave e inserire velocemente cestelli come la strega avrebbe voluto fare con Hansel. Altro che una bella dormita, siamo “disturbate” tanto quanto la Principessa sul pisello. Sembra una catena di montaggio, assisti - lavi, assisti - lavi, assisti - lavi, assisti - lavi, e sterilizzi. Alla fine della notte non so se sono nel sogno o nella realtà, perché tornando a casa mi accorgo di pedalare con gli occhi chiusi.
Mi ricordo che divoravo le fiabe, ma non pensavo che il mondo della metafora con la morale, mi richiamasse in particolare al fatto che avrei lavato tanti, tanti, ma proprio tanti strumenti dal sangue.
Continua... e ho vinto!
giovedì 25 novembre 2010
domenica 21 novembre 2010
Un piacevole mezzogiorno piacentino
Primo, secondo di affettati, contorno di verdure scottate, torta sbrisolona, caffè e una bottiglia di bonarda amabile per due! Totale della spesa 24 euro… evviva le trattorie piacentine! Evviva la buona compagnia!
venerdì 19 novembre 2010
mercoledì 10 novembre 2010
lunedì 8 novembre 2010
sabato 6 novembre 2010
lunedì 1 novembre 2010
Di fronte a qualcosa di meraviglioso... invento una fiaba

C’era una volta una valle incantata, dove vivevano felicemente quattro fate meravigliose.
Una era Inverno e portava un manto bianco.
Una era Primavera e portava un manto verde.
La terza era Estate e portava un manto giallo.
La quarta era Autunno e portava un manto rosso.
La valle era solcata da un torrente ricco di acqua cristallina e le sponde erano ammantate da alberi rigogliosi.
Ogni albero aveva diversa forma e diversa chioma, così che le fate potevano giocare a dare nomi e soprannomi.
Il tempo trascorreva nel godere della bellezza e della vita, e tutte insieme le fate si prendevano cura dei loro alberi.
Inverno le annaffiava, Primavera le potava, Estate le faceva crescere e Autunno aiutava.
Gli anni passavano, la valle continuava ad essere incantevole e le fate felici, tanto che la cosa si riseppe.
Arrivò la notizia ad un orco cattivo e geloso, che preso dall’ira di sapere che qualcosa di incantato potesse esistere, si mise in viaggio con volontà di conquista e distruzione.
Il brutto orco arrivò molto presto nella valle.
Le fate non fecero in tempo ad accordarsi su come affrontarlo e furono prese alla sprovvista.
Fu così che l’orco vide per prima Inverno.
Le si avventò contro urlando: “che non sia più nulla di te e che ciò che è tuo sia distrutto!”
La fata non poté evitare di essere sbranata, ma fece in tempo a fare un incantesimo: “ciò che è nostro non sarà tuo, perché se non sarò più ai tuoi occhi, continuerò ad essere per la valle e i suoi alberi con il mio manto!”
La valle immediatamente si ricoprì di una spessa coltre di candida neve.
E con questo Inverno non trascurò di continuare ad annaffiare la vegetazione.
L’orco si indispettì ancora di più perché vide che la valle aveva acquistato un nuovo splendore.
Pensando che la scomparsa di una sola fata non fosse sufficiente per distruggere la valle, si scagliò contro Primavera.
Fece per mangiarsela in un boccone dicendo: “che non sia più nulla di te e che ciò che è tuo sia distrutto!”
Ma anche Primavera fece in tempo a esprimere il suo desiderio: “ciò che è nostro non sarà tuo, perché se non sarò più ai tuoi occhi, continuerò ad essere per la valle e i suoi alberi con il mio manto!”
Fu così che dopo la neve, cominciarono a comparire piccole e tenere foglioline su ciascun ramo, tanto che la valle prese ad essere di un verde intenso.
E con questo Primavera non trascurò di continuare a potare la vegetazione.
L’orco ancora più arrabbiato per il potere positivo delle fate di fronte alla sua volontà di devastazione, si scagliò contro Estate abbaiando: “che non sia più nulla di te e che ciò che è tuo sia distrutto!”.
Ma come le due volte precedenti, anche la terza fata riuscì a proferire la formula magica: “ciò che è nostro non sarà tuo, perché se non sarò più ai tuoi occhi, continuerò ad essere per la valle e i suoi alberi con il mio manto!”.
Fu così che un sole luminoso, forte, caldo e deciso, invase l’aria, la natura e i personaggi.
Con questo Estate non trascurò di continuare a far crescere la vegetazione.
Ma l’alone giallo del sole fu tale, che l’orco non riuscì a sopportare la temperatura e morì in un battibaleno.
Rimase Autunno, che sorpresa dall’abilità delle altre fate, decise di prodigarsi anche lei con un incantesimo e ordinò: “ciò che è nostro sarà di tutti, perché se anche non saremo più visibili come fate, continueremo ad essere per la valle e i suoi alberi con il nostro manto, e poiché io sono sempre stata colei che aiutava, aiuterò ancora, regolando nel tempo il susseguirsi degli incantesimi e mostrando contemporaneamente nella mia stagione i quattro colori dei manti!”
Fu così che la valle continuò ad essere bella, sempre più bella, per sempre!
Una era Inverno e portava un manto bianco.
Una era Primavera e portava un manto verde.
La terza era Estate e portava un manto giallo.
La quarta era Autunno e portava un manto rosso.
La valle era solcata da un torrente ricco di acqua cristallina e le sponde erano ammantate da alberi rigogliosi.
Ogni albero aveva diversa forma e diversa chioma, così che le fate potevano giocare a dare nomi e soprannomi.
Il tempo trascorreva nel godere della bellezza e della vita, e tutte insieme le fate si prendevano cura dei loro alberi.
Inverno le annaffiava, Primavera le potava, Estate le faceva crescere e Autunno aiutava.
Gli anni passavano, la valle continuava ad essere incantevole e le fate felici, tanto che la cosa si riseppe.
Arrivò la notizia ad un orco cattivo e geloso, che preso dall’ira di sapere che qualcosa di incantato potesse esistere, si mise in viaggio con volontà di conquista e distruzione.
Il brutto orco arrivò molto presto nella valle.
Le fate non fecero in tempo ad accordarsi su come affrontarlo e furono prese alla sprovvista.
Fu così che l’orco vide per prima Inverno.
Le si avventò contro urlando: “che non sia più nulla di te e che ciò che è tuo sia distrutto!”
La fata non poté evitare di essere sbranata, ma fece in tempo a fare un incantesimo: “ciò che è nostro non sarà tuo, perché se non sarò più ai tuoi occhi, continuerò ad essere per la valle e i suoi alberi con il mio manto!”
La valle immediatamente si ricoprì di una spessa coltre di candida neve.
E con questo Inverno non trascurò di continuare ad annaffiare la vegetazione.
L’orco si indispettì ancora di più perché vide che la valle aveva acquistato un nuovo splendore.
Pensando che la scomparsa di una sola fata non fosse sufficiente per distruggere la valle, si scagliò contro Primavera.
Fece per mangiarsela in un boccone dicendo: “che non sia più nulla di te e che ciò che è tuo sia distrutto!”
Ma anche Primavera fece in tempo a esprimere il suo desiderio: “ciò che è nostro non sarà tuo, perché se non sarò più ai tuoi occhi, continuerò ad essere per la valle e i suoi alberi con il mio manto!”
Fu così che dopo la neve, cominciarono a comparire piccole e tenere foglioline su ciascun ramo, tanto che la valle prese ad essere di un verde intenso.
E con questo Primavera non trascurò di continuare a potare la vegetazione.
L’orco ancora più arrabbiato per il potere positivo delle fate di fronte alla sua volontà di devastazione, si scagliò contro Estate abbaiando: “che non sia più nulla di te e che ciò che è tuo sia distrutto!”.
Ma come le due volte precedenti, anche la terza fata riuscì a proferire la formula magica: “ciò che è nostro non sarà tuo, perché se non sarò più ai tuoi occhi, continuerò ad essere per la valle e i suoi alberi con il mio manto!”.
Fu così che un sole luminoso, forte, caldo e deciso, invase l’aria, la natura e i personaggi.
Con questo Estate non trascurò di continuare a far crescere la vegetazione.
Ma l’alone giallo del sole fu tale, che l’orco non riuscì a sopportare la temperatura e morì in un battibaleno.
Rimase Autunno, che sorpresa dall’abilità delle altre fate, decise di prodigarsi anche lei con un incantesimo e ordinò: “ciò che è nostro sarà di tutti, perché se anche non saremo più visibili come fate, continueremo ad essere per la valle e i suoi alberi con il nostro manto, e poiché io sono sempre stata colei che aiutava, aiuterò ancora, regolando nel tempo il susseguirsi degli incantesimi e mostrando contemporaneamente nella mia stagione i quattro colori dei manti!”
Fu così che la valle continuò ad essere bella, sempre più bella, per sempre!
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