domenica 28 aprile 2013

Le ali della Libertà - "O fai di tutto per vivere, o fai di tutto per mo...

Ogni tanto c’è da tornare a vedere un bel film. Un film di quelli che ti fanno pensare, perché le cose che guardi e che ascolti hanno un significato. Un significato che va oltre le apparenze. Questo film in particolare fa pensare a ciò che consideriamo bene e ciò che giudichiamo male, a ciò che consideriamo giustizia e a ciò che giudichiamo ingiustizia; e riesce a ribaltare gli schemi preconcetti. Come è possibile che il mondo degli ergastolani sia umano, così umano da far emergere la disumanità dei carcerieri? Ed esser umani è voler innanzitutto vivere, “far di tutto per vivere” dice l’interprete e dice bene, anche se in questo “fare di tutto” si supera il limite della consueta accettabilità e della  decenza . Infine il tema di stare tra le mura di una prigione ed evadere, stare ed evadere per gustare fino in fondo il mistero affascinante dell’amicizia. Veramente uno spettacolo, il buon cinema è esperienza da perpetrare.

sabato 6 aprile 2013

Costruttori di Cattedrali (5)

Per osservare qualsiasi cosa ci vuole un punto di vista, Gibellato ha deciso di far posare gli occhi del visitatore sulle singole statue, sui fregi, sui volti, sugli oggetti scolpiti nella pietra del Duomo, particolari che potrebbero passare inosservati, ma sorprendendoli si può meglio capire perché l’estensore dell’Imitazione di Cristo abbia potuto scrivere: “Ex uno Verbo omnia et unum loquuntur omnia”, da una sola Parola tutto e una sola parola tutto grida. Alcuni di questi particolari sono diventati più visibili solo dopo il restauro. Altri, che Gibellato stesso non ha notato, sono conosciuti solo dagli studiosi, altri forse sono noti solo a chi li ha scolpiti. Come ogni realtà di questo mondo, anche il tetto del Duomo vela e svela. La perfezione con la quale è rifinito ogni particolare, anche il più piccolo e il più inaccessibile, nasconde se non un segreto almeno un’intenzione, un motivo che dia conto di quella perfezione ricercata, voluta, anche se non immediatamente visibile. Come il trucco dei prestigiatori, c’è ma non si vede. Ma, a guardare bene, si può arrivare a scolpirlo. Il grande dantista americano Charles S. Singleton, nel suo La poesia della Divina Commedia, dedica un capitolo alla ricerca de Il numero del poeta al centro, e scopre che non è il tre, nemmeno il dieci, bensì il sette. Intorno a questo numero Dante ha costruito tutta la struttura delle tre Cantiche, uno schema deliberatamente nascosto, ma ben presente nella mente del poeta dal primo canto all’ultimo. Per ricavarlo Singleton ha operato tutta una serie di calcoli a partire dalla numerazione dei versi. Ma i manoscritti non numeravano i versi, pertanto, prima della invenzione della stampa chi avesse voluto cogliere questo percorso a base sette – che conduce al verso 70 del canto diciassettesimo del Purgatorio da cui si dipartono specularmente e simmetricamente tutti gli altri canti – avrebbe dovuto contarsi da solo i versi dei cento canti. Dante si aspettava che il lettore lo scorgesse? Singleton risponde con un esempio che sembra fatto apposta per l’introduzione di questo libro: il fregio scultoreo del tetto della cattedrale di Chartres. “Un particolare lavorato con altrettanta cura che quelli della facciata, benché, data la sua posizione, una volta che il tetto fu completato e gli operai discesero per l’ultima volta dai ponti, non potesse più essere scorto da occhio umano – a meno che non capiti di notarlo a qualcuno che salga lassù per riparazioni. Ma sarà lecito pensare che siffatte considerazioni sfiorassero la mente del maestro che disegnò quel particolare o dello scalpellino che lo lavorò con amorevole cura? No di certo, perché sappiamo che quell’edificio era stato costruito non soltanto per la vista degli uomini. Quel disegno, qualunque fosse il suo posto nella struttura, l’avrebbe veduto Colui che tutto vede, Colui che ha creato il mondo con meraviglioso ordine in pondere, numero, censura; e l’avrebbe certo guardato come prova che l’architetto umano aveva imitato l’universo che Egli, Divino Architetto, aveva creato innanzi tutto per la propria contemplazione, e poi, per la contemplazione degli angeli e degli uomini”. (Charles S. Singleton La poesia della Divina Commedia, Il Mulino, 1978, pag 462). Epperò, settecento anni dopo (ancora il sette) la figura disegnata da Dante fu, per la prima volta, vista da un altro uomo. Singleton è convinto che la cosa non dispiaccia al poeta. Perché i segreti e i misteri sono fatti per essere scoperti. C’è una seconda scoperta nel punto di vista scelto dal professor Gibellato per guidarci sui tetti del Duomo, e come ogni scoperta è una riscoperta, come ogni novità è un rinnovamento. Lo scrittore inglese G. K. Chesterton, vissuto a cavallo tra il Diciannovesimo e il Ventesimo secolo, lo descrive così, parlando di sé e dei “frammenti di futile giornalismo o di impressioni non meno passeggere” di cui è costellata la sua produzione saggistica che paragona ad “avanzi” di pietra e “blocchi frantumati”. E tuttavia – aggiunge – solo in forza di tali frammenti senza importanza oso vantarmi di essere mediovalista (…). So ben io perché ho radunato tutte queste sciocchezze. Non ho pazienza, e forse nemmeno il talento ordinatore necessari per dipanare il filo che pur lega questi miei disordinati scritti. Ma il legame esiste. La sequenza di mostri deformi e sgraziati che ora presento al lettore non è una serie di capricciosi o singoli idoli, scolpiti a caso in tante solitarie valli e isole. Questi mostri sono destinati alle grondaie di una ben definita cattedrale. A me tocca scolpire le figure grottesche perché altro non so fare; e devo lasciare ad altri gli angeli, gli archi e le guglie: Ma non ho dubbi intorno allo stile di questa architettura e alla santità della cattedrale”. (G.K. Chesterton Saggi scelti, Edizioni Paoline, 1962, pag 25).





Tratto da Casotto U., Gibellato E. I Mostri, i Santi e la Rana. Percorso guidato sul Duomo di Milano, Edizioni LINDAU, 2012

venerdì 15 marzo 2013

Che bella giornata
















Con una giornata come oggi la nostalgia della montagna si fa sentire, e in mancanza di una baita vera c'è da accontentarsi di quello che offre l'asilo cittadino. Evviva la Guastalla!

domenica 24 febbraio 2013

Mandarini volanti

Il vantaggio di risiedere fuori regione è che per andare a votare devi girellare tutto il pomeriggio e girellando tutto il pomeriggio hai la possibilità di vedere fiocchi di neve così grandi, che sembrano mandarini volanti!
E' da quando ero piccola che non vedevo fiocchi così grandi.
Bè, per i mandarini volanti richiedetemi pure di girellare tutto il pomeriggio... ma per votare no, vi prego risparmiatemelo!

giovedì 21 febbraio 2013

Tempesta

Tempesta è neve,
tempesta è vetta,
tempesta è sale,
tempesta è mare,
tempesta è sabbia.
Tempesta è telefono,
tempesta è riunione,
tempesta è discussione,
tempesta è esame,
tempesta è università.
Tempesta è tentare,
tempesta è scegliere,
tempesta è votare,
tempesta è credere,
tempesta è volere.
Tempesta è dolore,
tempesta è sangue,
tempesta è grido,
tempesta è ventre,
tempesta è amore.
Tempesta è ricerca,
tempesta è tenacia,
tempesta è decisione,
tempesta è attesa,
tempesta è fedeltà.
Tempesta è sguardo,
tempesta è sorriso,
tempesta è profumo,
tempesta è abbraccio,
tempesta è casa.
Tempesta è tempo,
tempesta è lavoro,
tempesta è realtà,
tempesta è donna,
tempesta è io,
tempesta è tu.
Tempesta è vita.

venerdì 15 febbraio 2013

Tutto. Niente meno che "Tutto"


La mia amica sta uscendo di casa per andare a fare spese.
Mi saluta e inaspettatamente mi chiede: “Vuoi qualcosa?”
So che è un’amica dal cuore grande, senza misura, che comprende, che mi comprende.
Le rispondo: “Tutto!”
Ci sorridiamo. È una battuta…
L'amica esce di casa e inizio a pensare cosa vuol dire essermi alzata desiderando il “Tutto”.
Rispondo nel silenzio di me stessa… Si, so cosa vuol dire.
Improvvisamente la porta si riapre perché l'amica si è accorta di aver dimenticato il borsellino. Bene, è l’occasione per risalutarsi e per proporle un ripensamento: “Voglio uno smalto, di quelli per le unghie, come li portano le tue studentesse del liceo, di quelli azzurri, azzurro come il cielo montano di settembre”.
Mi conferma: “Celeste”.
Ha capito. Lo sapevo che avrebbe capito.
Perché il tutto è la bellezza desiderarta dell’istante dilatato all’infinito, e l’istante del tutto che desidero può essere anche in uno smalto, anche se, devo ammetterlo, ho già tutto ciò che si può comprare. Ma questo smalto che desidero, ha un valore che non ha prezzo.

mercoledì 6 febbraio 2013

Costruttori di Cattedrali (4)




Oggi ho assistito ad uno spettacolo stupendo.

Quando sono passata da piazza Duomo, l’enorme gru era in movimento e attratta dalla sua traiettoria mi sono accorta che lambiva con la punta somma, la guglia più alta della Cattedrale.
Sotto lo sguardo amorevole della Madonnina, un carpentiere affacciato alle impalcature più estreme, si sbracciava per fare dei segnali ai colleghi.
La cosa mi ha affascinata ancora di più.
Ad un tratto la gru retrae le corde di ancoraggio, che lasciano intravvedere la figura di un Santo che inizia ad essere innalzato nel cielo.
Il volo della struttura marmorea e statica, parabola le balconate, i contrafforti, i doccioni e i peducci, per planare in piazza all’imbocco di via Palazzo Reale.
Non riesco a scollare lo sguardo dall’immagine che diventa sempre più chiara e viva nel dettaglio del sembiante di un essere umano, e al ricordo della mia canon digitale in borsa, raccolgo la distrazione di poche mosse che mi consentono di metterla in funzione per iniziare un reportage.
Nel frattempo, le mani di quattro, cinque, sei uomini opportunamente appostati, accolgono il figuro che ormai si distingue chiaramente essere uomo di virtù.
Sono sedotta dalle mosse di chi è vivo, e da quella mano statuaria a cui mancano le dita perché completamente corrose dai tempi e dal tempo. Mi commuove l’incontro con chi è stato per tanti anni così in alto e così vicino alla Sacra Donna d’Oro che mi protegge dalla nascita, e sento vicino vicino un abbraccio desiderato.
Ad un tratto colgo che l’abbraccio non è solo pensato, è legato anche alla presenza di tanti altri astanti, che rapiti dagli eventi scattano istantanee con cellulari, iPad, teleobbiettivi, o anche solo con gli occhi.
In particolare colgo che lo stupore si condensa in parola. Non ho memoria di aver sentito dire da più persone in contemporanea, in ambiente aperto e con i tempi che corrono: “Che meraviglia!”
Ma non solo. Ascolto gli operai che si incitano tra loro e resto sbalordita da un nome: “Angelo prendi!” “Angelo aiutami qui!” “Angelo… Angelo…”. Ha dell’incredibile, con tutti i nomi che esistono al mondo, uno degli uomini che si affaccenda nell’opera si chiama proprio Angelo. Mi dice di un significato che va oltre la casualità. Sono forse Angeli coloro i quali, al fianco del Mistero, rendono bello e custodito l’essere. Quell’essere che comunque santo, rimane nascosto dai pinnacoli estremi, che dal basso non distinguiamo con dettaglio, ma che fa del nostro Duomo un’opera grandiosa.
Ed è una meraviglia sul serio, perché la gru riparte con il movimento e concede un secondo, un terzo e un quarto volo ai diversi Giusti, che ormai si accompagnano tra maschi e femmine, tutti bisognosi di cure.
Premurosamente deposti su bancali a due a due, vengono trasferiti negli ambienti, dove presumo gli scalpellini esperti, e l’Angelo di turno, si occuperanno di loro.
Mentre li guardo penso all’attenzione che ricevono e mi chiedo se io riesco ad essere così benevola con le donne che assisto, grazie al mio lavoro.
A questo punto credo di aver detto qualcosa ad alta voce, per restituire agli operai da cui mi sento osservata a mia volta... e aggiungo coscientemente: “Siete stupendi!”. Ricevo un ringraziamento, e così permetto alla spettatrice che mi affianca, di rivolgermi la parola. “Se ci fosse ancora il mio papà e potessi tornare indietro per chiedergli di imparare un mestiere, gli chiederei di fare un lavoro manuale, come questi uomini che lei ha riconosciuto stupendi. E lei; è un’insegnante?”. “No” rispondo io. “Non proprio, cioè insegno alle ostetriche, ma penso che in questo momento a guardare questo spettacolo dovrebbero esserci i bambini delle classi elementari o medie o superiori, o forse ha ragione, anche le mie studenti. Vede, io penso che il fascino di quello che sta accadendo è perché siamo di fronte alla nostra vera natura: desiderare d’essere costruttori di Cattedrali! E dire questa cosa, è ciò che di più buono possa fare un educatore”. La signora mi conferma, ed entrambe grate della bellezza partecipata, ci lasciamo con un arrivederci!

martedì 5 febbraio 2013

Gru e cicogna

Come la gru ha ripreso a lavorare,
partecipando alla costruzione della Cattedrale,
facendo alzare lo sguardo agli uomini passanti...























Così la cicogna riprende a volare,
formando nuove leve,
contenendo il dolore femminile.

mercoledì 30 gennaio 2013

Una lettera scritta lunedì 28 gennaio 2013

Care colleghe oggi nevica.


Non credo al caso e penso che nevica perché siamo tornate sulle nostre scrivanie dopo tre settimane di sala parto.

Scrivendovi questa prima ragione so di non essere esaustiva sullo stato in cui sono e che desidero trasmettervi, per cui cercherò di essere più esplicita.

Credo che nevica perché avevo bisogno di qualcosa di bianco che ricoprisse il rosso del sangue che mi ha invasa nelle scorse settimane; credo che nevica perché avevo bisogno di qualcosa di bello che riscattasse alcune brutture che ho visto; credo che nevica perché avevo bisogno di qualcosa di morbido che smussasse alcune lame che ho percepito nell’aria degli ambienti ospedalieri, credo che nevica perché avevo bisogno di superare la tristezza di alcuni lutti che mi hanno investita.

Non so voi, ma sono spossata e ho bisogno di riposarmi, oggi, ora, qui, su questa scrivania che mi permette di scrivervi e mi dà lo spazio per farlo.

Questo trascorso e questo essere di cui vi ricordo e che vivo, accadono sotto la neve che amo.

La neve che amo e mi ricorda quanto è colore essere ostetrica, quanto è magnifico essere ostetrica, quanto è delicato essere ostetrica, quanto è vita essere ostetrica.

E’ questo il vero riposo di oggi, sapere che siamo insieme e possiamo darci una mano ad introdurre le nuove aspiranti a questo essere, sapere che possiamo introdurre le nuove aspiranti all’essere professionale di uno dei lavori più antichi del mondo.

E’ questo che mi riposa sempre, non solo oggi. Avere qualcuno con cui condividere la vita, l’intensità dei giorni, lo spessore delle ore e delle cose che le impegnano. Avere qualcuno con cui spartire quello che desidero.

Lavoro arduo ci aspetta, coraggio non manca: buttiamoci!

domenica 27 gennaio 2013

Live and become



Cosa fa trovare noi stessi...

Cosa voul dire obbedire ad una madre?
Quale implicazione chiede accettare un'adozione?
Cosa significa parlare con la Luna?
Cosa ci spinge a riconoscere ciò in cui credere?
Quale implicazione smuove l'amore di una donna?
Cosa suggerisce la saggezza di un rabbino?
Cosa spinge a ritrovare ciò che abbiamo lasciato alle spalle?
Quale comprensione vive un nonno?
Cosa aspettarsi con l'essere sinceri?

Cosa porta il vivere...

Un film bello da rivedere.

domenica 6 gennaio 2013

domenica 9 dicembre 2012

In attesa del Natale

Chi non è stato bloccato dal virus è riuscito ad andare alla Fiera dell'Artigianato e ha portato a casa dei nuovi abitanti che mi ricordano qualcosa di molto bello...

sabato 8 dicembre 2012

La prima neve

Chissà per quale motivo misterioso amo così tanto la neve!?
Con la scusa di andare al piano garage per portare l’immondizia, mi sono lasciata imbambolare da questi piccoli cristalli che attraversando le grate del soffitto - coincidente con la pavimentazione del parcheggio della piazza - sono riusciti a raggiungermi.
Non so cos’ha la neve per incantarmi in questo modo.
Forse sono stata concepita in una notte di neve?
Può darsi, non lo posso escludere. Sicuramente sono stata concepita con la fine dell’autunno, ma non so se in quel momento nevicasse.
Forse mi piace così tanto perché coincide con il ricordo delle vacanze invernali.
Mi è sempre piaciuto moltissimo andare in montagna, e quando ero piccola riuscivo a costruire con la neve delle casine in cui riuscivo fino ad entrate per ripararmi. Una volta ho costruito un Igloo dentro al quale, io e le mie sorelle, siamo riuscite ad accendere anche un piccolo fuocherello.
Ecco forse perché mi piace la neve, perché mi mette pace. La stessa pace che vivo quando sono a casa mia o degli amici, mangiando insieme, con un bicchiere di vino, ascoltando le voci e le parole.
O forse mi piace perché riesce a fermarmi. Io che sono sempre in movimento, posso avere una copertina per il riposo.
O forse mi piace perché rende tutto silenzioso, ovattato, soffice, bianco.
Non lo so, alcune cose te le ritrovi nel sangue e non le sai spiegare. E’ da prendere quello che viene, e così ieri sera ero contenta che scendesse la neve e oggi mi pesa meno stare ferma nel mio letto, a combattere il virus di stagione!

domenica 25 novembre 2012

venerdì 9 novembre 2012

Venuto al mondo



In tempo di riposo ho letto il romanzo;
ora è uscito il film;
sono in attesa di andarlo a vedere;
in attesa di vedere come può essere inscenato un dramma d’attesa;
l’attesa di un figlio che può arrivare inatteso;
inatteso e desiderato;
tanto voluto da essere disposti a tutto;
anche a perdere l’uomo che si ama;
anche a perdere nel dramma più profondo il padre di quel figlio;
figlio di chi non si vorrebbe fosse;
e che rende avvincente la parte del romanzo che si fa mistero;
che si fa dolore;
che è ferita;
che rimane cicatrice;
che solo un parto può far riscattare.
Ma un figlio è comunque amato;
si accetta il silenzio e il perdono per lui;
si arriva a scoprire chi è un vero amico;
perché vero amico è colui che ti aiuta a guardare negli occhi tutto;
e quindi;
anche quel figlio che ora è veramente “tuo”.
Insomma, un romanzo letto per sfida da ostetrica;
un film da andare a vedere nei prossimi giorni, per stare con una amica ostetrica;
la sfida di una regia di fronte ad una scrittura non immediatamente corrispondente, ma piaciuta.