domenica 24 febbraio 2013

Mandarini volanti

Il vantaggio di risiedere fuori regione è che per andare a votare devi girellare tutto il pomeriggio e girellando tutto il pomeriggio hai la possibilità di vedere fiocchi di neve così grandi, che sembrano mandarini volanti!
E' da quando ero piccola che non vedevo fiocchi così grandi.
Bè, per i mandarini volanti richiedetemi pure di girellare tutto il pomeriggio... ma per votare no, vi prego risparmiatemelo!

giovedì 21 febbraio 2013

Tempesta

Tempesta è neve,
tempesta è vetta,
tempesta è sale,
tempesta è mare,
tempesta è sabbia.
Tempesta è telefono,
tempesta è riunione,
tempesta è discussione,
tempesta è esame,
tempesta è università.
Tempesta è tentare,
tempesta è scegliere,
tempesta è votare,
tempesta è credere,
tempesta è volere.
Tempesta è dolore,
tempesta è sangue,
tempesta è grido,
tempesta è ventre,
tempesta è amore.
Tempesta è ricerca,
tempesta è tenacia,
tempesta è decisione,
tempesta è attesa,
tempesta è fedeltà.
Tempesta è sguardo,
tempesta è sorriso,
tempesta è profumo,
tempesta è abbraccio,
tempesta è casa.
Tempesta è tempo,
tempesta è lavoro,
tempesta è realtà,
tempesta è donna,
tempesta è io,
tempesta è tu.
Tempesta è vita.

venerdì 15 febbraio 2013

Tutto. Niente meno che "Tutto"


La mia amica sta uscendo di casa per andare a fare spese.
Mi saluta e inaspettatamente mi chiede: “Vuoi qualcosa?”
So che è un’amica dal cuore grande, senza misura, che comprende, che mi comprende.
Le rispondo: “Tutto!”
Ci sorridiamo. È una battuta…
L'amica esce di casa e inizio a pensare cosa vuol dire essermi alzata desiderando il “Tutto”.
Rispondo nel silenzio di me stessa… Si, so cosa vuol dire.
Improvvisamente la porta si riapre perché l'amica si è accorta di aver dimenticato il borsellino. Bene, è l’occasione per risalutarsi e per proporle un ripensamento: “Voglio uno smalto, di quelli per le unghie, come li portano le tue studentesse del liceo, di quelli azzurri, azzurro come il cielo montano di settembre”.
Mi conferma: “Celeste”.
Ha capito. Lo sapevo che avrebbe capito.
Perché il tutto è la bellezza desiderarta dell’istante dilatato all’infinito, e l’istante del tutto che desidero può essere anche in uno smalto, anche se, devo ammetterlo, ho già tutto ciò che si può comprare. Ma questo smalto che desidero, ha un valore che non ha prezzo.

mercoledì 6 febbraio 2013

Costruttori di Cattedrali (4)




Oggi ho assistito ad uno spettacolo stupendo.

Quando sono passata da piazza Duomo, l’enorme gru era in movimento e attratta dalla sua traiettoria mi sono accorta che lambiva con la punta somma, la guglia più alta della Cattedrale.
Sotto lo sguardo amorevole della Madonnina, un carpentiere affacciato alle impalcature più estreme, si sbracciava per fare dei segnali ai colleghi.
La cosa mi ha affascinata ancora di più.
Ad un tratto la gru retrae le corde di ancoraggio, che lasciano intravvedere la figura di un Santo che inizia ad essere innalzato nel cielo.
Il volo della struttura marmorea e statica, parabola le balconate, i contrafforti, i doccioni e i peducci, per planare in piazza all’imbocco di via Palazzo Reale.
Non riesco a scollare lo sguardo dall’immagine che diventa sempre più chiara e viva nel dettaglio del sembiante di un essere umano, e al ricordo della mia canon digitale in borsa, raccolgo la distrazione di poche mosse che mi consentono di metterla in funzione per iniziare un reportage.
Nel frattempo, le mani di quattro, cinque, sei uomini opportunamente appostati, accolgono il figuro che ormai si distingue chiaramente essere uomo di virtù.
Sono sedotta dalle mosse di chi è vivo, e da quella mano statuaria a cui mancano le dita perché completamente corrose dai tempi e dal tempo. Mi commuove l’incontro con chi è stato per tanti anni così in alto e così vicino alla Sacra Donna d’Oro che mi protegge dalla nascita, e sento vicino vicino un abbraccio desiderato.
Ad un tratto colgo che l’abbraccio non è solo pensato, è legato anche alla presenza di tanti altri astanti, che rapiti dagli eventi scattano istantanee con cellulari, iPad, teleobbiettivi, o anche solo con gli occhi.
In particolare colgo che lo stupore si condensa in parola. Non ho memoria di aver sentito dire da più persone in contemporanea, in ambiente aperto e con i tempi che corrono: “Che meraviglia!”
Ma non solo. Ascolto gli operai che si incitano tra loro e resto sbalordita da un nome: “Angelo prendi!” “Angelo aiutami qui!” “Angelo… Angelo…”. Ha dell’incredibile, con tutti i nomi che esistono al mondo, uno degli uomini che si affaccenda nell’opera si chiama proprio Angelo. Mi dice di un significato che va oltre la casualità. Sono forse Angeli coloro i quali, al fianco del Mistero, rendono bello e custodito l’essere. Quell’essere che comunque santo, rimane nascosto dai pinnacoli estremi, che dal basso non distinguiamo con dettaglio, ma che fa del nostro Duomo un’opera grandiosa.
Ed è una meraviglia sul serio, perché la gru riparte con il movimento e concede un secondo, un terzo e un quarto volo ai diversi Giusti, che ormai si accompagnano tra maschi e femmine, tutti bisognosi di cure.
Premurosamente deposti su bancali a due a due, vengono trasferiti negli ambienti, dove presumo gli scalpellini esperti, e l’Angelo di turno, si occuperanno di loro.
Mentre li guardo penso all’attenzione che ricevono e mi chiedo se io riesco ad essere così benevola con le donne che assisto, grazie al mio lavoro.
A questo punto credo di aver detto qualcosa ad alta voce, per restituire agli operai da cui mi sento osservata a mia volta... e aggiungo coscientemente: “Siete stupendi!”. Ricevo un ringraziamento, e così permetto alla spettatrice che mi affianca, di rivolgermi la parola. “Se ci fosse ancora il mio papà e potessi tornare indietro per chiedergli di imparare un mestiere, gli chiederei di fare un lavoro manuale, come questi uomini che lei ha riconosciuto stupendi. E lei; è un’insegnante?”. “No” rispondo io. “Non proprio, cioè insegno alle ostetriche, ma penso che in questo momento a guardare questo spettacolo dovrebbero esserci i bambini delle classi elementari o medie o superiori, o forse ha ragione, anche le mie studenti. Vede, io penso che il fascino di quello che sta accadendo è perché siamo di fronte alla nostra vera natura: desiderare d’essere costruttori di Cattedrali! E dire questa cosa, è ciò che di più buono possa fare un educatore”. La signora mi conferma, ed entrambe grate della bellezza partecipata, ci lasciamo con un arrivederci!

martedì 5 febbraio 2013

Gru e cicogna

Come la gru ha ripreso a lavorare,
partecipando alla costruzione della Cattedrale,
facendo alzare lo sguardo agli uomini passanti...























Così la cicogna riprende a volare,
formando nuove leve,
contenendo il dolore femminile.

mercoledì 30 gennaio 2013

Una lettera scritta lunedì 28 gennaio 2013

Care colleghe oggi nevica.


Non credo al caso e penso che nevica perché siamo tornate sulle nostre scrivanie dopo tre settimane di sala parto.

Scrivendovi questa prima ragione so di non essere esaustiva sullo stato in cui sono e che desidero trasmettervi, per cui cercherò di essere più esplicita.

Credo che nevica perché avevo bisogno di qualcosa di bianco che ricoprisse il rosso del sangue che mi ha invasa nelle scorse settimane; credo che nevica perché avevo bisogno di qualcosa di bello che riscattasse alcune brutture che ho visto; credo che nevica perché avevo bisogno di qualcosa di morbido che smussasse alcune lame che ho percepito nell’aria degli ambienti ospedalieri, credo che nevica perché avevo bisogno di superare la tristezza di alcuni lutti che mi hanno investita.

Non so voi, ma sono spossata e ho bisogno di riposarmi, oggi, ora, qui, su questa scrivania che mi permette di scrivervi e mi dà lo spazio per farlo.

Questo trascorso e questo essere di cui vi ricordo e che vivo, accadono sotto la neve che amo.

La neve che amo e mi ricorda quanto è colore essere ostetrica, quanto è magnifico essere ostetrica, quanto è delicato essere ostetrica, quanto è vita essere ostetrica.

E’ questo il vero riposo di oggi, sapere che siamo insieme e possiamo darci una mano ad introdurre le nuove aspiranti a questo essere, sapere che possiamo introdurre le nuove aspiranti all’essere professionale di uno dei lavori più antichi del mondo.

E’ questo che mi riposa sempre, non solo oggi. Avere qualcuno con cui condividere la vita, l’intensità dei giorni, lo spessore delle ore e delle cose che le impegnano. Avere qualcuno con cui spartire quello che desidero.

Lavoro arduo ci aspetta, coraggio non manca: buttiamoci!

domenica 27 gennaio 2013

Live and become



Cosa fa trovare noi stessi...

Cosa voul dire obbedire ad una madre?
Quale implicazione chiede accettare un'adozione?
Cosa significa parlare con la Luna?
Cosa ci spinge a riconoscere ciò in cui credere?
Quale implicazione smuove l'amore di una donna?
Cosa suggerisce la saggezza di un rabbino?
Cosa spinge a ritrovare ciò che abbiamo lasciato alle spalle?
Quale comprensione vive un nonno?
Cosa aspettarsi con l'essere sinceri?

Cosa porta il vivere...

Un film bello da rivedere.

domenica 6 gennaio 2013

domenica 9 dicembre 2012

In attesa del Natale

Chi non è stato bloccato dal virus è riuscito ad andare alla Fiera dell'Artigianato e ha portato a casa dei nuovi abitanti che mi ricordano qualcosa di molto bello...

sabato 8 dicembre 2012

La prima neve

Chissà per quale motivo misterioso amo così tanto la neve!?
Con la scusa di andare al piano garage per portare l’immondizia, mi sono lasciata imbambolare da questi piccoli cristalli che attraversando le grate del soffitto - coincidente con la pavimentazione del parcheggio della piazza - sono riusciti a raggiungermi.
Non so cos’ha la neve per incantarmi in questo modo.
Forse sono stata concepita in una notte di neve?
Può darsi, non lo posso escludere. Sicuramente sono stata concepita con la fine dell’autunno, ma non so se in quel momento nevicasse.
Forse mi piace così tanto perché coincide con il ricordo delle vacanze invernali.
Mi è sempre piaciuto moltissimo andare in montagna, e quando ero piccola riuscivo a costruire con la neve delle casine in cui riuscivo fino ad entrate per ripararmi. Una volta ho costruito un Igloo dentro al quale, io e le mie sorelle, siamo riuscite ad accendere anche un piccolo fuocherello.
Ecco forse perché mi piace la neve, perché mi mette pace. La stessa pace che vivo quando sono a casa mia o degli amici, mangiando insieme, con un bicchiere di vino, ascoltando le voci e le parole.
O forse mi piace perché riesce a fermarmi. Io che sono sempre in movimento, posso avere una copertina per il riposo.
O forse mi piace perché rende tutto silenzioso, ovattato, soffice, bianco.
Non lo so, alcune cose te le ritrovi nel sangue e non le sai spiegare. E’ da prendere quello che viene, e così ieri sera ero contenta che scendesse la neve e oggi mi pesa meno stare ferma nel mio letto, a combattere il virus di stagione!

domenica 25 novembre 2012

venerdì 9 novembre 2012

Venuto al mondo



In tempo di riposo ho letto il romanzo;
ora è uscito il film;
sono in attesa di andarlo a vedere;
in attesa di vedere come può essere inscenato un dramma d’attesa;
l’attesa di un figlio che può arrivare inatteso;
inatteso e desiderato;
tanto voluto da essere disposti a tutto;
anche a perdere l’uomo che si ama;
anche a perdere nel dramma più profondo il padre di quel figlio;
figlio di chi non si vorrebbe fosse;
e che rende avvincente la parte del romanzo che si fa mistero;
che si fa dolore;
che è ferita;
che rimane cicatrice;
che solo un parto può far riscattare.
Ma un figlio è comunque amato;
si accetta il silenzio e il perdono per lui;
si arriva a scoprire chi è un vero amico;
perché vero amico è colui che ti aiuta a guardare negli occhi tutto;
e quindi;
anche quel figlio che ora è veramente “tuo”.
Insomma, un romanzo letto per sfida da ostetrica;
un film da andare a vedere nei prossimi giorni, per stare con una amica ostetrica;
la sfida di una regia di fronte ad una scrittura non immediatamente corrispondente, ma piaciuta.



martedì 16 ottobre 2012

Mezzogiorno

È quasi mezzogiorno. Devo tenere la lezione dalle 13 alle 15 alle studentesse del primo anno e ho calcolato che se non vado a mangiare subito, dopo non faccio più in tempo. Saluto le colleghe e vado da sola. Non riusciamo a sincronizzarci, per questa volta va così. Esco dal seminterrato dove ormai mi sono abituata a lavorare alla luminosità del neon e riscopro un mondo di luce. In questo momento il sole è veramente splendente e il cielo è di un azzurro intenso come da tempo non vedevo. Mi accingo ad attraversare i Giardini della Guastalla e rimango incantata dagli alberi. Gli ippocastani carichi di ricci e castagne, gli alberi dei tulipani con i loro tronchi rugosi e fissurati, la maestosa catalpa con le foglie marroni e gialle, i bagolari con i rami d’argento e gli imponenti platani che mi fanno sentire piccola piccola.
Sono contenta di essere qui in questo istante, ma un attimo dopo, non posso fare a meno di vagabondare lontano con il pensiero e l’immaginazione. Il clima e la trasparenza della giornata di oggi mi fanno partire.
Il viaggio mi porta lontano, e mi permette di raggiungere il promontorio della montagna salentina dove una torre saracena si affaccia a strapiombo sul mare. Lì si apre l’insenatura di Porto Selvaggio e non puoi fare a meno di restare con il fiato sospeso guardando il mare infrangersi sugli scogli.
Suona la campana di S. Barnaba e Paolo di via della Commenda per richiamare all’Angelus, e sono riportata con i piedi nell’erba del giardino. È un attimo sufficiente per stare e poi ripartire una seconda volta con la fantasia.
È impossibile con un tempo come oggi essere fermi. Così raggiungo quel punto della valle dove una chiesetta dedicata alla Madonna del Carmelo introduce alla vista delle cime più periferiche dell’Ortles e del Cevedale. Immagino i larici che iniziano a diventare d’oro e intravvedo qualche ungulato all’orizzonte. È uno spettacolo che vivo grazie al ricordo e al torpore del sole che mi scalda la schiena.
Ho finito di attraversare il Giardino, anche se ho scelto di fare la strada più lunga. Mi aspetta il pranzo e la lezione. Cose belle e famigliari, come i luoghi che ho rivisitato con la memoria, come ciò che amo di più.

giovedì 11 ottobre 2012

martedì 2 ottobre 2012

Pianeti donna


Donne...

hanno forze che sorprendono gli uomini;
sopportano fatiche e portano fardelli;
comprendono la felicità, l'amore e la gioia;
sorridono quando vogliono urlare;
cantano quando vogliono piangere;
piangono quando sono felici;
ironizzano quando sono nervose;
combattono per quello in cui credono;
si ribellano all’ingiustizia;
rinunciano per far avere di più all’altro;
vanno dal dottore con un’amica spaventata;
piangono quando i bambini vincono;
festeggiano quando gli amici ricevono premi;
godono quando sentono parlare di una nascita o di un matrimonio;
i loro cuori si spezzano quando muore un amico;
stanno in lutto per la perdita di un membro della famiglia;
sono forti quando pensano che non sia rimasta più forza;
sanno che un abbraccio ed un bacio possono curare un cuore spezzato;
accarezzano quando amano sul serio.

Di donne ce ne sono di tutte le forme, misure e colori.
Possono portare gioia, speranza e amore.
Hanno compassione ed idee.
Danno supporto morale alla famiglia e agli amici.
Le donne hanno cose vitali da dire e tutto da dare.
E con questo, se c'è un difetto nelle donne, è che a volte dimenticano il loro valore, dimenticando di essere donne.

mercoledì 26 settembre 2012

Competizione animale

E il povero merluzzo!?
Io sto dalla parte del merluzzo.

venerdì 21 settembre 2012

Settembre: un assaggio di pioggia

Amo la pioggia. Ho l’impressione che riesca a lavare. Lavare la città, così grigia. Forse addirittura ho l’impressione che riesca a ridare colore. Ridare colore ad una città smunta. La pioggia accende il colore, il colore della spiaggia e della montagna. Accende il verde del mare, del prato, del bosco. Intensifica gli odori. L’odore di salsedine, l’essenza dell’erba, l’aroma dei pini. Colorare e profumare è un po’ come restituire vita. Vita come quella che ciclicamente la stagione della legittima pioggia permette ai funghi porcini o ai galletti. Boletus edulis, Cantarellus cibarius… nomi divertenti, nomi importanti per dei viventi minuscoli e gustosi. La pioggia nella giusta misura è un toccasana. Un toccasana per la terra che germina,  un toccasana per il palato che gusta una pasta ai finferli trifolati, un toccasana per il sonno notturno. Quando piove riesco a fare le dormite più belle. Lunghe, senza interruzioni, coccolata dalle coperte. Certo la sveglia è sofferta. Di fatto vorrei continuasse la goduria sprofondata nelle trapunte, vorrei che la pioggia fosse letargica o forse, devo ammetterlo, il risveglio è difficile perché ho paura di ciò che fa emergere. Il risveglio al ticchettio delle gocce, il camminare all’ombra dell’ombrello, il brivido dell’umido che respiro, l’acqua che mi bagna, fanno affiorare malinconia. La stessa pioggia che amo suscita in me un sentimento forte e travagliato. Che non sia questo il vero motivo del mio amore alla pioggia? La nostalgia che fa emergere. Quella che a volte tengo sommersa e che dimentico di avere. Avere il desiderio di ciò che mi manca, camminare perché vorrei raggiungerti, fermarmi al bar per prendere un cappuccio perché desidererei essere insieme e così ricordarmi di ciò che amo di più del vivere, che non è la pioggia, non è il colore e non sono neanche i profumi e il gusto… sei tu.

martedì 18 settembre 2012

Trovato e suggerito da un caro amico... si, si, si, si, si spettacolare!

Guardiaboschi (pp. 51-53)

Il tempo, quando per tirare le carrozze occorrevano ancora i cavalli, il guardiaboschi comunale per avere la nomina veniva sottoposto ad un piccolo esame. Sono riuscito a pescare le cinque domande che il sindaco gli rivolgeva e alle quali lui, il candidato alla carica di guardiaboschi, doveva poter rispondere di sì. Le cinque risposte affermative garantivano una riuscita perfetta. Ecco le domande: - Ti alzi prima delle sei del mattino? Tratti bene tua moglie? Sei gentile con tutti anche quando fa vento? riconosci che c'è qualcuno anche sopra di te? Preferisci il chiaro allo scuro? - È facile constatare come nessuna domanda non contenesse né tranelli né enigmi complicati. Erano semplici e limpide come le acque dei ruscelli e tutti i galantuomini venivano promossi. A quei tempi non si chiedeva neppure il certificato di quinta elementare. Anche l'analfabeta poteva curare magnificamente il bosco. Oggi, le cose sono un po' cambiate. Sono venuti a dirmi ch’è stato bocciato il fior fiore dei galantuomini, uno che diceva di sì alle domande, senza neppure aprire gli occhi; un guardiaboschi garantito a prova di bomba. Assunte le regolari informazioni, mi dissero concordemente che aveva risposto di sì a tutte cinque le domande. Pensai allora che la nuova amministrazione avesse cambiato le domande e dovetti recarmi in municipio per verificarle. Con mia grande sorpresa, constatai che erano ancora le stesse e identiche domande. Come mai dunque l’avevano bocciato? ... L'esaminatore non ebbe difficoltà a svelarmi il mistero. Riconosceva che il candidato aveva risposto di sì però coi tempi, nuovi, venivano promossi quelli che rispondevano cinque no. L'esaminando era caduto per mancanza d’aggiornamento. Preoccupato di non lasciarmi dei dubbi, sempre lo stesso esaminatore andò avanti a spiegarmi: «Comprendi anche da solo che, oggi s’impone il «no» più che il «sì». Chi si alza prima delle sei è un anormale. La gentilezza è la prerogativa dei sottosviluppati, un uomo che deve farsi onore dev’essere violento. Soltanto i trogloditi trattano bene la loro moglie. E poi la nostra dignità moderna non si permette di riconoscere un altro sopra di noi. Com’è assurdo pensare che il chiaro valga più dello scuro. E così, pur avendo mantenuto le stesse carte, i nuovi tempi hanno rovesciato il giuoco». Pur non restando entusiasta del fatto, compresi che c’era una certa logica e mi affrettai a domandare «Ti consta che capiti la stessa cosa anche in altri esami, oltre che per il guardiaboschi?». si schernì, nel tentativo di non dar risposta, però, alla fine, aggiunse: «Le mie esperienze si limitano a un angoletto del mondo e non posso sentenziare sul resto, però ho l'impressione che qualcosa di molto diverso ci sia per tutti i concorsi. Penso che anche tu abbia notato come le teste vuote siano tenute in grande considerazione. Così pure avrai notato in quale onore è catalogato il trasgressore della legge, mentre il fedelissimo è catalogato tra i più stupidi. Che vuoi?... Son sempre quelle le domande, ma le risposte devono essere cambiate. Uno studioso di teologia mi diceva che i cristiani, un tempo, per superare l'esame della loro fede, dovevano dire: Cristo è risorto, mentre oggi, per lo stesso esame, devono dire: Dio è morto».
Tratto da "Mestiere Ministero Mistero" di Giovanni Antonioli




domenica 9 settembre 2012

"Vivendo", sia mai "in parte vivendo"!


Può capitare di…
coi giorni che passano, voler costruire qualcosa di bello;
staccare dal lavoro;
darmi spazio per pensare;
godere di un viaggio in un paese straniero e della compagnia;
amare le montagne;
sorridere alla mamma e al papà;
studiare con la nipote;
aspettare l’arrivo del fratello;
avere freddo in una notte d’estate;
stupirmi per la neve settembrina;
raggiungere una vetta non prevista;
lasciare che la pelle scottata renda la faccia a “pallini”;
far fatica a tornare dalle vacanze;
viaggiare da sola;
trovare traffico sulla strada;
lottare contro il sonno col caffè;
alzarmi la mattina e trovare la collega sorridente;
riuscire a lavorare con serenità;
impasticcarmi per combattere l’allergia all’ambrosia;
cercare gli amici;
rallegrarmi di un pranzo;
perdermi nel dolore di un’amica;
ritrovarmi negli occhi verdi di un uomo;
scoprire un castello borromeo sconosciuto;
ridere del fumo di un barbecue;
addolorarmi per il granoturco seccato;
commuovermi per cinque donne che cercano Dio;
restare sola la sera perché tutte escono per la festa in paese;
ascoltare la musica della piazza;
desiderare il silenzio;
essere richiamata dal suono del campanile;
dire la preghiera della sera;
usare il web come un diario anticipando che tutto, un giorno, sarà detto a tutti;
ma soprattutto…
lasciare che tutte le cose capitino, toccandomi, perché non accada di lasciare che il vivere sia un vivere solo in parte, rinunciando così alla costruzione del "mio pezzetto" di Cattedrale.

sabato 11 agosto 2012

Al ritorno dalla terra di Francia

"Se amerete ogni cosa in ogni cosa coglierete il mistero di Dio"


(Dostoevskij)

"Chi ha visto il volto del Signore non puo' salire al cielo abbandonando il mondo creato, perche' se Dio e' tutto in tutto, Lo si puo' abbracciare solo abbracciando il mondo"


(TAT'JANA KASATKINA, Dostoevskij, Il sacro nel profano)



venerdì 20 luglio 2012

Vacanza ricreativa

Quale programma per una vacanza ricreativa?

Partire alla volta di una montagna che garantisce il silenzio e la meditazione, distaccandosi e rivalutando il tempo della città caotica e distraente.
Compiere il quarantacinquesimo anno di vita, fugacemente e senza frastuono.
Viaggiare con amici attraversando uno stato vicino ma sconosciuto. Godendo di storia, santi, castelli, coste bretoni e di Normandia, fari, isole e penisole, fino a raggiungere cattedrali.
Concludere il percorso approdando nuovamente alla montagna, ma questa volta una montagna amata e famigliare, tanto quanto la propria casa e la propria scrivania.
Coronare il tutto con una vetta. Una di quelle vere, che tiene la neve tutto l’anno e che se non rispetti potrebbe tradirti.
Che dire?
Grande programma per un cuore altrettanto grande, che non si soddisfa, se non perché sa che in tutto quello che desidera e potrà raggiungere, potrà vedere anche te.

lunedì 9 luglio 2012

Possibili malintesi e sorte

E se la meravigliosa ragazzina dai capelli rossi fosse in realtà Peggy Jean? E se quella stordita di Sally non avesse buttato via tutte le lettere di Peggy Jean? E se Charlie Brown non fosse stato così emozionato da non sbagliare a riferire il suo nome a Peggy Jean? E se non fossero state scritte le strisce così come sono state scritte?
Che domande...
La vita data ai Peanuts non sarebbe vita!
Fantastici!



martedì 26 giugno 2012

Il profumo di Dio

Ci sono dei bellissimi modi di dire. In questi giorni me ne sta ronzando in testa uno: “In odore di santità”. Cosa vuol dire? Si forse so cosa vuol dire, ma cosa sottende?
Caspita, se lo si legge attentamente si deve dedurre che la santità la si può percepire anche con l’olfatto. In effetti ho sentito dire che quando celebrava la Santa Messa Padre Pio, si sentiva fragranza di violette. Pertanto è proprio vero, ciò che viene da Dio si diffonde anche nell’aria.
Una volta, una religiosa, per farmi capire come faceva l’Angelo custode ad essere sempre presente, a prescindere dalle dimensioni di spazio e tempo – cosa che richiederemmo ad un qualsiasi corpo solido - mi disse di pensare ad un profumo, trasmettendomi un’immagine d’effetto. L’essenza si emana con leggi diverse da quelle della geometria e forse con leggi diverse da quelle matematiche in senso lato. Ma di questo non me ne preoccupo, entrerei in materie che conosco poco e superficialmente, per le quali mi diventa difficile correre con l’immaginazione. Mi interessa invece pensare a quale aroma è di Dio.
Questo aspetto del Suo cogliere nei sensi, mi incuriosisce tantissimo.
Forse il profumo di Dio è come quello dei fiori, come quello della nigritella, di un gelsomino, di una margherita o di una rosa… visto che i Santi l’hanno testimoniato. Oppure è la sensazione odorosa del mare, della salsedine, del sole, della resina, del muschio, di funghi, della notte, della montagna, di una distesa di rododendri, del ghiacciaio, della pioggia, della nebbia o della neve. Cioè, riprende la fragranza delle cose create così come sono.
Ma no. Non può essere solo quello.
Forse è quello che le cose create producono grazie al lavoro dell’uomo che le doma: come il fieno, il vino, un prosciutto, un arrosto, un incenso, un tessuto di cotone, di seta o di lana, un ambiente, una casa, un camino.
Grande questa ipotesi, mi piace molto, perché tiene conto della bellezza che può essere alimentata dalla nostra cooperazione.
O forse, ancora più grande, l’odore di santità è l’odore che viene prodotto dallo stesso lavoro.
Le cose profumano del lavoro di Dio e le cose manipolate profumano del lavoro di Dio e del lavoro degli uomini in somma. Cioè a dire, che un lavoro per la costruzione del bello coincide con un effluvio.
Sì, può esserci del vero e come ostetrica lo posso confermare. Il travaglio è odore di mistero, di sangue, di liquido amniotico, di placenta, di neonato, di donna.
Ma non basta.
L’essenza di Dio e l’essenza dell’uomo sono anche a prescindere dal connubio.
È qui che mi arrendo nell’accettare di non saper rispondere a ciò che sottende il detto popolare, se non per questo tentativo ironico di immedesimazione.
Con questo continuerò a rallegrarmi del cogliere odori che mi commuovono, che mi mettono in movimento, che coincidono con la vita. A partire da quello della città, della campagna e dei fiori; per passare a quello di una sala parto, della montagna o del mare, per attraversare quello del sole e della notte e finire con quello della mia casa e di me stessa, fino ad arrivare a quello della tua casa e di te.