sabato 21 agosto 2010

giovedì 19 agosto 2010

Pensieri al risveglio


Come non essere grata di poter fare a meno dell'orologio quando è sufficiente ascoltare il tocco del campanile;
come non essere grata per un giorno di sole, dopo tanta pioggia;
come non essere grata nel vedere dalla finestra il volo delle rondini, sapendo che vivono di quello che c’è;
come non essere grata di essere in una bella casetta, dopo un mese condiviso con chi vive in baracche o tende;
come non essere grata di sentire odore d’aria fresca e di camino, quando è un po’ come essere in baita;
come non essere grata di un buon caffèlatte e un po’ di torta, soprattutto se li posso condividere;
come non essere grata di sentire musica, sono così fortunata che basta accendere un lettore CD;
come non essere grata di poter ringraziare di tutto questo, stando davanti alla montagna e godendo del profumo del fieno;
come non essere grata di poter scrivere una tesi, dopo tre anni che approfondisco un argomento;
come non essere grata di stare seduta al tavolo, se so che qualcuno camminerà un po’ anche per me;

Come non pensarti, quando ti desidero così tanto!

mercoledì 18 agosto 2010

Alcuni artisti.... veri artisti!

May God bless and keep you always,
May your wishes all come true,
May you always do for others
And let others do for you.
May you build a ladder to the stars
And climb on every rung,
May you stay forever young,
Forever young, forever young,
May you stay forever young.

May you grow up to be righteous,
May you grow up to be true,
May you always know the truth
And see the lights surrounding you.
May you always be courageous,
Stand upright and be strong,
May you stay forever young,
Forever young, forever young,
May you stay forever young.

May your hands always be busy,
May your feet always be swift,
May you have a strong foundation
When the winds of changes shift.
May your heart always be joyful,
May your song always be sung,
May you stay forever young,
Forever young, forever young,
May you stay forever young.

Bob Dylan

lunedì 16 agosto 2010

Ferragosto con neve


Continua lo spettacolo!

sabato 7 agosto 2010

Dal mattino alla sera




Tornata nel "vecchio continente" non posso che riconoscere di abitare in un paese bellissimo, tanto da avere la possibilità di studiare dalla mattina alla sera davanti ad un panorama spettacolare!


sabato 17 luglio 2010

In diretta da Haiti


Non preoccupatevi troppo per me, sono tra donne fantastiche!

domenica 4 luglio 2010

Tutto in una “samsonite verde”

1 vocabolario di francese.
Mai studiato il francese in vita mia!
2 paia di pantaloni chiari.
Mai provato il rischio della malaria in vita mia!
4 magliette bianche, polo.
Mai avute magliette polo in vita mia!
1 carta di credito prepagata.
Mai avuto bisogno di cambio di valuta in vita mia!
2 biglietti aerei per uno dei paesi più poveri del mondo.
Mai stata in paesi extracontinentali in vita mia!
4 scali per andare e tornare.
Mai fatto un viaggio così lungo in vita mia!
1 erasmus barattato con una collaborazione internazionale.
Quanto mai ho detto che “non volevo studiare” in vita mia!
24 giorni per stare ad Haiti.
Mai trascorso un luglio così lungo in vita mia!
Ragazzi: 4, 2, 1, conto alla rovescia.
Domattina parto… e con la mia “samsonite verde”...
... tornerò più “ricca in vita mia”!

Incredibile!


Siamo nel 1966 e io non sono ancora nata... eppure vi sfido a non credere che potrei essere la donna nel pubblico!

E ora, godetevi il video!

Grande Mina!

giovedì 17 giugno 2010

Levatrice


“La levatrice deve abbandonare ogni altro pensiero
e infino ogni altro suo interesse,
per darsi pazientemente all’assistenza della donna ad essa affidata,
deve eseguire solamente quello che dalla Natura viene indicato,
deve essere semplice spettatrice
ove la Natura dia segni di essere da sola capace,
deve prestare l’opera sua
solo allora che la Natura impotente ne chiama soccorso,
e senza attendere un secondo avviso,
deve eseguire le sue operazioni con quelle stesse leggi,
con le quali la Natura il tutto eseguirebbe se fosse in potere.”

Ippocrate

martedì 15 giugno 2010

Meno 20 alla partenza

Antimalaria, antitetano, antidifterite, antiepatite A, anticolera, antitifo, antimeningite; per partire per questo “erasmus”…
… un erasmus un po’ speciale.
Un blog nato per tenere i contatti con il “mio mondo” se fossi andata lontana …
… ma forse andrò troppo lontana dal “mondo del web”.
Università, dottorato, aspettativa di parlare la lingua anglofona della ricerca …
… e troverò una lingua incomprensibile.
Voglia di bellezza, di bene, di vivere …
… eccomi, arrivo!

domenica 13 giugno 2010

Un simpatico intermezzo... anche se un po' maschilista!

Adamo si sentiva solo, molto solo...
Si fece coraggio e andò da Dio.
"Caro Dio, mi sento solo, molto solo, ho bisogno di compagnia, ho bisogno di una donna.
Volevo chiederti se è possibile crearla e farmela incontrare. Ma deve essere quella giusta: bella, intelligente, dolce, comprensiva, amabile, fedele..."
"Bè, caro Adamo, tutto è possibile... ma ho bisogno di un pò del tuo cuore, del tuo braccio e di una tua gamba..."
"Caro Dio, e se ti dò solo una costola... ?"

giovedì 10 giugno 2010

Due fermate di metrò

Fermata Cadorna. Sale sul vagone della metropolitana un uomo che spinge un passeggino. Contemporaneamente a lui salgono due rom armati di fisarmonica e violino. Inizialmente non mi attardo nell’interesse rispetto a queste persone, ma appena i due musicisti attaccano la melodia, mi stupisco che c’è una certa armonia tra gli strumenti e una volta tanto il violino non è scordato. Di fatto, il mio interesse è destato anche dal fatto che sul passeggino precedentemente notato, c’è un bambino attentissimo alle note e alle mosse dei due artisti. In particolare, il bambino è aiutato nella concentrazione dall’uomo che lo accompagna. Quest’ultimo infatti, si avvicina a lui ripetutamente per tenerlo aggiornato sui passaggi del tema e lo coinvolge con tensione.
Be’ devo scendere a Duomo, ma lascio una moneta ai rom, non so se perché ho gradito la musica o perché mi ha commosso vedere un padre!

mercoledì 2 giugno 2010

One certainty


After a long day at work where I have translated a dozen papers on breastfeeding I have one certainty: the cover of my PhD thesis will be white, white as milk!

lunedì 31 maggio 2010

Fine di maggio

Questa mattina mi ero ripromessa di alzarmi più tardi del solito ma non ci sono riuscita. Tutto ha avuto inizio con il consueto ordine, che mi rassicura. In ogni caso valeva la pena cominciare presto perché fin da subito il cielo è stato come lo sguardo: chiaro. Così chiaro che non è sfuggito di commuovermi per l’intenso fine maggio. Il profumo del gelsomino e dei tigli in fiore ha riempito l’aria, il sole caldo ha contrastato la brezza, il cielo limpido ha illuminato i giardini. Nel pomeriggio le panchine affollate hanno dato sosta a giovani innamorati, uomini in doppiopetto in intervallo, ragazzi con un pallone e anziani col giornale. Infine ora che si avvicina la sera non posso che tornare a casa con lo sguardo alle guglie del Duomo, che sotto una immensa gru sono ancora una volta nelle mani di restauratori esperti. È così che si chiude un mese speciale.

giovedì 20 maggio 2010

venerdì 14 maggio 2010

Temporale...

Il congresso è al suo termine e il rumoreggiare che sento non è solo per l’insofferenza dei partecipanti, bensì è legato al cielo che anche questa sera vuole farsi sentire con forza.
Prendo la decisione di abbandonare la sala.
Se imposto un’andatura veloce forse riesco ad anticipare il rovescio.
Esco e inizio con passo svelto a dirigermi verso il parcheggio.
Caspita, non ricordavo di aver lasciato la macchina così lontana e faccio fatica ad orientarmi, questa zona mi è sconosciuta e la via che devo raggiungere è uguale a tutte le altre che si dipanano con disordine intorno all’ospedale San Paolo.
Il rombo è ormai vicino, troppo vicino, alzo il cappuccio della giacca e non faccio a tempo a chiuderla che l’acqua ha già intriso completamente i capelli e la maglia.
Anche le scarpe hanno assunto in pochi attimi un colore nero, dimenticando che da asciutte erano cuoio. Per fortuna stamattina sono stata previdente e ho tenuto come ieri, l’altro ieri e l’altro ieri ancora quelle pesanti… questi giorni sono troppo sibillini, non ci si può fidare della nuvola nera che sembra dissolversi.
Fradicia, apro il portello dell’auto.
Non mi attardo, metto in moto il motore e i tergicristallo… anche il posteriore.
La pioggia picchia, il ticchettio a tratti è più forte del rumore del traffico e mi incuriosisce riuscire a viaggiare stando finalmente all’asciutto, anche se sento un disagio.
Sono stranita da una certa instabilità della vettura, ma non ho il coraggio di fermarmi a fare analisi. Lo scroscio è troppo intenso e ho deciso che rimando gli accertamenti del caso a quando sarò sotto casa.
L’instabilità si mantiene e subentra un rumore caratteristico, un fruscio che si ripete ritmico.
Si insinua un sospetto… e azzardo una possibile diagnosi!
Mi viene in mente che sotto casa c’è un gommista.
Caspita, appena in tempo, non sono ancora scesa dalla macchina che l’omino mi conferma: "signora, ha bucato!"
Cric, quattro svitamenti e l’avvistamento di un grosso chiodo infilato nel copertone.
Be, niente di grave, sono una donna fortunata; la terapia è durata un attimo e la macchina è già in garage pronta per la prossima avventura e per il prossimo temporale!

mercoledì 12 maggio 2010

domenica 9 maggio 2010

Un fine settimana...


Giorni trascorsi dove crescono a miriadi i nontiscordardimè;
dove i prati sono tempestati da bocche di leone;
dove il sentiero porta all’albero di cui i grappoli di fiori, diventeranno amarene selvatiche;
dove se esci a mangiare la pizza, ti viene da ordinare quella ai finferli;
dove la casa sa di camino;
dove il silenzio notturno coincide con il rotolare del torrente;
dove il fazzoletto di prato ripido su cui si affaccia la finestra della cucina, è il pascolo per una ventina di pecore;
dove troneggia una montagna carica di neve, di cui il profumo arriva fino in valle;
dove riesco a respirare a pieni polmoni e a trattenere il fiato perché è troppo bello;
dove ti sento molto vicino e dove mi manchi di più;
dove quando arrivo, sono contenta di essere tornata;
dove quando parto, resto grata.

venerdì 7 maggio 2010

Sala Parto

Quattro colleghe in turno.
Due sono alle prese con le neo mamme. Le lascio lavorare.
Una è storica, compagna di lavoro da sempre. Mi fermo a scambiare due parole. Mi chiede come sto e le due parole si articolano.
La quarta segue un travaglio.
Sono venuta per osservare un parto, chissà se stare qui qualche ora sarà sufficiente.
La terza ostetrica mi rassicura, una delle donne in travaglio “è avanti”.
Entro anch’io nel “box parto”. Saluto.
“Posso stare?” chiedo sottovoce alla collega. “Certamente, è un piacere”.
Caspita, manco da un po, ma non sono estranea. È uno dei vantaggi di essere ostetrica-senior!
La donna “spinge”, è serena, presente, ricambia lo sguardo e il sorriso. Il marito le sta vicino. Cerca di aiutarla ma viene respinto… fa parte del gioco, che è “lavoro di donne”… guardateci, amateci, ma non interferite!
Spinge, spinge, qualche urlo, qualche lamento sommesso, la solita domanda: “Quanto manca?”
Affiorano i capelli.
L’ostetrica “si lava”.
Guardo con interesse la “preparazione del tavolo” e l’assisto.
Teli, faldine, garze, kocher, forbice, clips, pinza antomica, portaghi e ciotola. Il catino e l’acqua. Le siringhe e l’anestetico locale. C’è tutto.
Spinge, spinge, l’urlo cambia… è quello che aspettavamo.
Ormai io e la mia collega siamo in allerta.
Sto con la donna. Asciugo le perle di sudore, sorrido, conforto… “Sei bravissima!”
Spinge, spinge, ma lascia interruzioni: ha male, ha paura, sente che sta nascendo!
“E’ coronata”.
Inizia il disimpegno: la fronte, gli occhi, il naso e la bocca.
Il papà avanza e indietreggia. Forse è troppo, non è possibile! C’è una faccina che ci guarda, apre gli occhietti e sembra accorgersi dello stupore che suscita.
La mamma è in pausa. Ora è assente, è in quello stato che le permette di ascoltare solo una voce, e non va deconcentrata.
Si aspetta la prossima contrazione.
Arriva. Arriva. Spinge. “Moto di restituzione, s’impegna la spalla anteriore, si disimpegna la posteriore”.
Le mani dell’ostetrica sono leggere, accompagnano, forse accarezzano soltanto, ma si ritrovano ad abbracciare una nuova creatura: “E' femmina!”
Sia lodato il Cielo: è sana, piange, s’inarca, si ribella.
La mamma e il papà la guardano, è l’inizio di qualcosa che sarà per sempre.
E’ gratitudine, è mistero.
La bambina è finalmente avvolta dal corpo e dalle lacrime di gioia della mamma e del papà e per le ostetriche questo momento speciale è anche attesa del secondamento, odore di sangue, attenzione alla perdita, controllo del benessere materno e neonatale... ma quello che vince, è che per tutti questo momento unico è VITA!

martedì 27 aprile 2010

Da una mail: la teoria del barattolo di maionese e dei due bicchieri di vino

Un professore, prima di iniziare la sua lezione di filosofia, pose alcuni oggetti davanti a sé, sulla cattedra. Senza dire nulla, quando la lezione iniziò, prese un grosso barattolo di maionese vuoto e lo riempì con delle palline da golf. Domandò quindi ai suoi studenti se il barattolo fosse pieno ed essi risposero di si. Allora, il professore rovesciò dentro il barattolo una scatola di sassolini, scuotendolo leggermente. I sassolini occuparono gli spazi fra le palline da golf. Domandò quindi, di nuovo, ai suoi studenti se il barattolo fosse pieno ed essi risposero di si. Il professore, rovesciò dentro il barattolo della sabbia. Naturalmente la sabbia occupò tutti gli spazi liberi. Egli domandò ancora una volta agli studenti se il barattolo fosse pieno ed essi risposero con un si unanime. Infine, il professore tirò fuori da sotto la cattedra due bicchieri di vino rosso e li rovesciò dentro il barattolo riempiendo nuovamente tutto lo spazio. Gli studenti risero!
“Ora”, disse il professore quando la risata finì: “Vorrei che voi consideraste questo barattolo la vostra vita. Le palline da golf sono le cose importanti: la ricerca del senso del vivere, la famiglia, gli amici, la voglia di cominciare sempre e le cose che se rimarrebbero anche dopo che tutto il resto fosse perduto; colmerebbero la vostra esistenza. I sassolini sono le altre cose che contano e restano legate alla volontà di bene, di costruzione, di giustizia; come la vostra casa, il vostro lavoro, gli interessi della vita. La sabbia è tutto il resto. Sono le piccole cose di cui si potrebbe fare anche a meno: il cellulare, l’auto, tanti vestiti o quant’altro”. “Se metteste nel barattolo per prima la sabbia”, continuò, “Non resterebbe spazio per i sassolini e per le palline da golf. Lo stesso accade per la vita. Se usate tutto il vostro tempo e la vostra energia per le piccole cose, non vi potrete mai dedicare alle cose che sono veramente importanti. Curatevi delle cose che sono fondamentali per la vostra felicità. Cercate lo scopo e il valore. Coltivate gli affetti, andate a cena fuori con gli amici, leggete un buon libro e concedetevi il tempo di dire come state a chi vi sa ascoltare, magari seduti davanti ad un camino. Fate una bella camminata in montagna, una buona pedalata e una salubre nuotata. Non dimenticate di tenere bella la vostra casa e comunque non trascurate di buttare l’immondizia. Dedicatevi prima di tutto alle palline da golf, e quindi alle cose che contano sul serio. Definite le vostre priorità, tutto il resto lasciate che scorra di conseguenza”.
Alla fine del discorso, quando il professore cominciò a stare in silenzio insieme a tutta la classe una studentessa alzò la mano e chiese con coraggio che cosa rappresentasse il vino.
Il professore sorrise e rispose: “Sono contento che tu l’abbia chiesto. Serve solo a dimostrare che per quanto possa sembrare piena la tua vita rimane sempre lo spazio per un paio di bicchieri di vino con chi ami”

mercoledì 21 aprile 2010

Luca Carboni - Mi Ami Davvero

Il video non è il massimo, ma il testo è piacevole... e oggi pomeriggio si esplora youtube!

"Mi ami davvero non come gli spot che dicono solo bugie

sei bella davvero non come le modelle che ritoccan le fotografie

sei pulita davvero non come la benzina verde che invece è veleno

sei sexy davvero non che non c'è niente quando poi togli il reggiseno

ci credi davvero non come i manifesti delle campagne elettorali

sei sincera davvero non come le giacche e cravatte delle multinazionali

mi ami davvero non come i prezzi della medicina bio-alternativa

sei buona davvero non come la frutta con la buccia lucidata e radioattiva

ho bisogno d'amore e di un po' di verità e di un giorno migliore e non del grigio che c'è qua scrivo una lettera per te così per sempre la leggerai scrivo una lettera per te così ogni tanto riderai perché l'amore fa ridere lo sai

ma tu vali davvero non come i soldi di questa economia virtuale

mi colpisci davvero non come i titoli sensazionali che trovi sul giornale

sei forte davvero non come i record degli atleti bombati e iper dopati

ti dai davvero non come le offerte speciali dentro ai supermercati

sei pura davvero non come l'aria quest'aria che ogni giorno respiriamo

sei importante davvero non come i personaggi che alla fine poi votiamo

ho bisogno d'amore e di un po' di verità di un giorno migliore e non del grigio che c'è qua scrivi una lettera per me così per sempre la leggerò scrivi una lettera per me così ogni tanto piangerò perché l'amore fa piangere lo so"

Women In Art

E' troppo bello... non potevo non tornare a guardarlo!

domenica 11 aprile 2010

Un breve assaggio di primavera


Qualche giorno primaverile prima che l'imprevedibilità dell'aprile ne vanicasse l'effetto.
Non so se mi ha colpito di più il ciliegio in fiore in quell'orto prima di arrivare a Bisceglie o tutti quei ragazzi sdraiati al sole nel Giardino della Guastalla.
Certo, la bellezza dell'albero è incomparabile. Ma altrettanto incomparabile è stato vedere le fanciulle che sfoderavano bichini e salviettoni dopo neanche 24 ore di tempo mite.
Il sole e il calore nell'aria sono durati poco, ma sono bastati per destarne il desiderio... ora aspetto ancora di più che arrivi il tempo dalle magliette a manica corta e dei piedi nudi calzati da sandali. Nel frattempo... aspetto a mettere via il soprabito di lana!

martedì 6 aprile 2010

The mystery of freedom



The attack to Christ Risen and to his Church is an attack to the truth and to my friends.
But I have need of this beauty!

lunedì 5 aprile 2010

Angel's Monday




Now you can work because there is a wonderful space in my heart and Christ is Risen!

lunedì 29 marzo 2010

Tornata da Roma...


Lasciamo che ci conquisti la bellezza!

martedì 23 marzo 2010

Sento e ascolto la Primavera

Sento le veglie nella notte.
Ascolto il silenzio del buio ormai mite.
Sento la voglia di dormire.
Ascolto il rumore della pioggia al risveglio.
Sento il canto del gallo anche se abito nell'interland di una grande città.
Ascolto il bisogno di persone lontane.
Sento l'aria di chi può partire.
Ascolto le gemme pelose che si stanno preparando ad esplodere.
Sento la Primavera!

giovedì 18 marzo 2010

Su gentile concessione di Flora...

“Verbalizziamo”, “c’è bisogno di verbalizzare”: tutti, più o meno, gridano questo bisogno dentro un mondo che - per quanto a portata di mano - sembra farsi più ermetico. Dio solo sa quanto bisogno c’è di trovare e dire, ma anche scrivere, parole: parole che parlino realmente.
Ma questo bisogno sta prendendo una brutta piega: si verbalizza tutto, per non entrare in rapporto col reale. Un reale che diventa sempre più testardo; resiste di fronte a tutte le verbalizzazioni.
Nelle scuole tutto viene scritto, perché così si è al riparo da eventuali ispezioni. Così nelle aziende, nei palazzi di giustizia e nelle assemblee condominiali.
Si vuole trasparenza, chiarezza, verità: e le parole, messe a verbale, sembrano essere la prova più tangibile della verità. Scripta manent. Così i quotidiani possono superare la pagina cinquanta e la casella postale è piena di volantini.
Si verbalizza per rendere tutto chiaro: in base al decreto, all’articolo, al comma. Si verbalizza perché scripta manent.
Si verbalizza per difendersi da eventuali attacchi, che non sono poi tanto immaginari.
E le verbalizzazioni rimangono ferme, lì dove sono; scripta manent.
Non si è poi tanto sicuri di giungere a una qualche verità, attraverso la loro noiosa e pedante lettura.. Verbalizzazione dell’impotenza o impotenza della verbalizzazione?
Molti però continuano a essere convinti che verbalizzare sia il procedimento più sicuro per attestare i fatti.
Troppo attenti a scripta manent si e scordata l’altra faccia della sentenza: verba volant. Come la prima faccia, anche questa sottolinea il bisogno di verbalizzare. Un bisogno aereo, come è ben detto dal verbo.
Forse c’è bisogno di parole che sappiano volare e raggiungere il destinatario. Forse, più che mai, c’è bisogno che sia presente l’altro che le sappia raccogliere. E che sappia restituircele: ascoltate, amplificate, approfondite.
Tutto questo è per dire che non sarebbe male snellire – quasi azzerare - le cosiddette verbalizzazioni. Non sarebbe male parlare faccia a faccia: distanti sì, ma con parole che sappiano avvicinarci, senza paura di ispezioni o di controlli. Sicuramente tante verbalizzazioni azzerano una reale possibilità di scambio. Scripta manent et verba non volant..

martedì 16 marzo 2010

Un libro comprato nel 1984 letto e riletto... tante volte!

GIROLAMA "È perché mi prendete per una scioccherella; è perché mi conoscete male, don Miguel. Ed è anche perché sono piccola e debole; e sono certa che abbiate di me una grande compassione, che temiate di spezzarmi l’ala o la zampina. Ma io vi permetto di parlarmi liberamente. Non ho paura di voi. Qualcosa nel cuore mi dice che sono vostra sorella. Non temo il vostro sguardo su di me. No, Miguel, non temo il vostro sguardo su di me. So bene che a volte mi guardate di nascosto come si guarda un animaletto che si vorrebbe acchiappare, e questo mi fa sempre ridere quando ci penso. Dite che la donna è debole; tutti gli uomini lo dicono, credo, perché lo dice mio padre, e lo dice l’abate, e don Fernando. E lo dicono anche i libri. E la donna è debole, in effetti, ma come l’uccello dell’aria e il topolino dei campi: non basta volerlo acchiappare per prenderlo! E le donne sanno bene quello che fanno, via, e non si lasciano prendere che quando Dio non è più nel loro cuore, e allora non vale più la pena di prenderle".

venerdì 12 marzo 2010

26 ottobre 2009... 12 marzo 2010... sono ciclica!


Capita anche a me, che qualcosa va storto… e mi sento appiattita.
Allora, che fare?
Trovarsi con un volto amico è l’ideale.
Non è necessario che mi chieda come va, basta che c’è; sedersi insieme davanti alla vetrata che guarda sulla piazza del Duomo, bere due cappucci, mangiare un maffin classico e uno al cioccolato e mirtilli.
Bè, ovviamente, non ho mangiato tutto io!
In ogni caso, anche se il rischio è di acquistare qualche etto, l’amicizia vera ha qualcosa di forte, che ti porta ad ascoltare e a dire le cose che ti stanno veramente a cuore… niente di banale, niente di scontato, qualcosa di sempre nuovo, che mi fa vedere le cose nella giusta dimensione e fa tornare lievi.
Grazie Fio.

martedì 9 marzo 2010

Sul finir dell'inverno

Minuscoli fiocchi sono spinti dal vento ghiacciato a roteare nel cielo.
Li sento sulla faccia. Congelano il passo.
E' la morsa dell'inverno che non mi vuole lasciare.
Questa stagione è come un abbraccio desiderato: non basta nel suo momento, chiede di essere dilatato all'infinito.
Questa stagione continua a stupirmi con il suo effetto speciale: la neve!
Anche questa volta riesce a sorprendermi la forza di un tempo silenzioso, che domina la fine e l'inizio di un anno.

domenica 7 marzo 2010

Oggi mi è stata dedicata una poesia... GRAZIE!

Le foglie volano in cielo.
Il cielo è azzurro come l'acqua,
che scende dalle mura bianche,
che brillano in mezzo alla piazza.
Caterina Grillo (9 anni)

martedì 2 marzo 2010

Pensiamoci su...


"Non è sufficiente domandarsi quale mondo lasceremo ai nostri figli. Occorre domandarsi anche quali figli lasceremo al nostro mondo".
Da un dialogo con O. Rey

domenica 28 febbraio 2010

Lauree professionalizzanti: integrazione tra formazione teorica e pratica

Tante colleghe formate e in formazione post laurea, mi chiedono cosa ritengo fondamentale al fine di integrare l'educazione teorica con quella pratica.
Cerco di dirlo con un racconto.
Questo è un fatto realmente accaduto, che come le fiabe, vuole lasciare ai suoi lettori una morale… almeno, io l’ho vissuta così, tanto che non me la sono dimenticata…
Ve la riporto come la memoria l’ha registrata.
Un giorno in un’aula magna, di un Ospedale che non vi dirò, in un anno che non vi dirò, erano stati raccolti un buon numero di studenti che frequentavano un Corso per diventare Infermieri.
Stavano quasi per concluderlo, e si accingevano così a diventare dei professionisti.
La loro Direttrice (oggi diremmo Coordinatrice Tecnico Pratica), si accingeva ad accomiatarsi, raccomandando con sincere e buone parole di non dimenticarsi mai di dimostrare nel tempo di essere dei bravi infermieri.
In realtà proponeva un ideale più alto, chiedeva ai “suoi” studenti, di conservare nel tempo la soddisfazione che la professione scelta avrebbe restituito.
Ad ascoltarla c’erano anche le “Didatte”, quelle che forse oggi potremmo identificare con il nome di “Tutor teorici”, ad una delle quali visibilmente comparve anche un certo luccicore agli occhi.
Ma ad un tratto l’idillio si interruppe perché con una domanda inaspettata la Direttrice chiese a suoi studenti di intervenire dicendo: “Avete incontrato sicuramente in questi anni un infermiere, magari infermiere da trent’anni, contento di essere un infermiere!?”
Si aspettava così di far leva sul cuore dei “suoi ragazzi” proponendo un modello…
“Non rispondete?” Incalzò.
Allora prese la parola il leader della classe, quello che per tre anni aveva condotto senza essere stato riconosciuto condottiero, il vero capo, anche se da che ne so, non è diventato un manager; e disse con coraggio: “Io no”.
Il gelo dell’inverno che arriva senza essere annunciato dall’autunno, calò.
Si interruppe bruscamente il fervore della Direttrice, che sbigottita si trovò ammutolita.
Convinta dal dover salvare la situazione, la “Didattacommossa”, che asciugò fugacemente la lacrima che non aveva potuto evitare, esclamò:
“E io, ragazzi …e io?… Mi avete incontrata!?”
E una voce dall’uditorio, bassa – ma non troppo da non essere sentita;
debole – ma non troppo perchè stava dicendo una cosa greve;
impersonale – giusto per non essere riconoscibile;
concluse la storia affermando: “Ma lei non fa l'infermiera”.

venerdì 26 febbraio 2010

Accenno... di primavera


L’uomo è nato
per essere felice
e chi è veramente felice
è degno di dire a se stesso:
"Io ho adempiuto la legge di Dio su questa terra".

F. Doestoevskij

martedì 16 febbraio 2010

Tentativo di tratto indelebile

E' il momento di scrivere una denuncia di nascita;
perchè è nato un bambino.
Ti chiedono di scrivere un capitolo di libro;
lo fai perché come ostetrica ci credi.
Ti viene da scrivere un pensiero;
perché come donna lo vivi.
Ti trovi a dover scrivere un articolo;
perché come dottoranda è dovuto.
Realizzi di scrivere una poesia;
perché nel cuore la pensi.
Devi scrivere un verbale;
perché sei la segretaria del Consiglio.
Cominci a scrivere una lettera;
perché un’amica ti manca.
Correggi riscrivendo parte di una tesi;
perché non trovi frasi con soggetto, verbo e complemento.
Lasci parole scritte su un biglietto;
perché non sai come dire che vuoi bene.
...
Cerco di lasciare un segno indelebile
mentre riconosco come vero
quello che non riesco a definire!

lunedì 8 febbraio 2010

A serious man



Una domenica sera con Fiorenza al cinema. Un cinema piccolino e famigliare per vedere un film che ricorda che non c'è niente di più tragico che una religione in cui dio non dà risposte all'uomo. Tra l'altro si dipinge un inevitabile contesto di donne "streghe".
Che dire?
Un film visto in ritardo rispetto alle prime visioni, che fa pensare...

http://www.mymovies.it/cinema/milano/5435/

domenica 7 febbraio 2010

Un giorno di vita… il “pro life” non mi basta!

In un Istituto dove gli uomini sono accolti tutti e comunque, a prescindere dai loro limiti psichici e fisici, ci sei anche tu.
Ti ho notato da subito, perché sei schivo… come piace a me.
Non so darti un’età, forse hai qualche anno più di me, ma non tanti di più.
Sei alto quanto basta per superarmi e sei magro, forse troppo!
Non c’è un attimo in cui trovi pace il tuo corpo, sei sempre in movimento e anche quando riesci a stare fermo perché non cammini avanti e indietro, le tue braccia e le tue mani non hanno riposo.
Se non disegni grandi archi come un direttore d’orchestra, allora è per coprirti il volto o per accarezzarti la testa.
È raro che alzi lo sguardo e quando lo fai è per attimi fugaci. Ho fatto fatica ad intuire il colore dei tuoi occhi perché non mi hai retto lo sguardo per più di un secondo, anche se sono sicura che mi vedi.
Sono chiari, ma di un chiaro profondo, come il cielo di un’alba che stenta o forse anticipa una giornata d’inverno.
Di tutto questo che ho notato, anche se scritto è poco e detto male, c’è una cosa che mi impressiona: sei lieto!
Oltre tutto, in questo anno che è passato, ho notato che sei cambiato. Sei più che lieto da quando un frate ha manifestato per te una preferenza ricambiata.
Ora sei proprio certo. Lieto e certo che sei voluto.
Ecco un giorno di vita: alzarci lieti e certi di essere voluti così come siamo, perché c’è chi ci ama così come siamo!

venerdì 5 febbraio 2010

Leggo e ... trascrivo



D’altra parte bisogna dire che noi ragazze eravamo però oggetto della cura delle compagne più grandi, soprattutto delle nostre insegnanti. Proprio loro dimostravano, nelle loro premure, qualcosa di materno e, benché chiamassimo mamma solo una donna (Maria Liberakowa), tutte cercavano di proteggerci e di salvarci in qualche modo dallo sterminio interiore. Più tardi, quando quasi morivo di fame, mi resi conto con quale impegno quelle insegnanti ci volessero difendere proprio dalla perdita dell’umanità. Salvarono la nostra mente, che in quella realtà da incubo era come paralizzata. Quelle donne, che stavano anch’esse morendo di fame, organizzarono per noi giovani, perché “non perdessimo tempo”, una scuola, un’autentica scuola, benché senza libri né matite. Dalle ricchissime risorse della memoria umana ci offrivano tutto quello che potevano. Studiai storia, matematica, fisica, geografia e addirittura anatomia, dato che verso la fine della prigionia avevo deciso che sarei stata medico. Salvarono una parte di noi stesse.
Tutto ciò mi rivelò sempre di più il mistero dell’umanità e approfondì la mia angoscia: l’uomo mi appariva come un enigma, per la cui soluzione non avevo la chiave.
Si presentava dominato da una forza brutale, eppure capace di libertà interiore; determinato dalla fisiologia del proprio corpo, vinto dal dolore fisico, dal freddo e dalla fame, eppure capace di contenere tutte le costrizioni del corpo! Non tutte le donne rubavano per la fame e non tutte cedevano alla deviazione sessuale. C’erano donne libere e prigioniere nello stesso tempo.
Fino a che punto quelle donne dipendevano dal loro corpo? Non lo sapevo ma mi tormentava la domanda. No, durante quei quattro anni di osservazione, non avevo trovato la risposta alla domanda: chi è l’uomo?

Wanda Poltawska Diario di un'amicizia Ed. San Paolo

martedì 2 febbraio 2010

Riprendo un libro e trascrivo di un uomo che sa...


"Si può dire che il primo fattore è ciò che l'educatore è; il secondo è ciò che l'educatore fa; solo il terzo è ciò che egli dice"
Romano Guardini

domenica 31 gennaio 2010

Capelli e pensieri...

Mi attardo davanti allo specchio, c’è qualcosa che si fa notare e cattura la vista.
I capelli bianchi iniziano ad essere evidenti.
Mentre lascio lo sguardo fisso, i pensieri cominciano a viaggiare.
Mi torna alla mente quando qualche tempo fa il benzinaio mi parlava di sua moglie e ad un tratto si è rattristato. Aveva presente gli anni passati e constatava che nel tempo la compagna “si è scolorita”.
La mente continua ad attraversare il passato.
Ricordo quando spiegando la poesia di Leopardi “Canto notturno di un pastore errante”, la professoressa d’italiano si era soffermata a ricordar come la luna può veder il “… patir nostro, il sospirar, che sia; che sia questo morir, questo supremo scolorar del sembiante …

Ad un tratto mi desto.

Mi accorgo che leggo il segno degli anni che passano a partire dallo stereotipo del mondo…
Ma non mi basta il sentir della massa!

Qualcosa è successo che mi permette di guardare anche ai capelli in un modo speciale!
Certo il bianco è bianco e non s’inganna, ma la vera sua natura è di non esser colore.
Ecco, questo è lo sguardo vero!
Se il capello ha modo di diventare bianco è perché lo scorrere della vita da tempo per raggiungere tutti i colori, e così tanto, da veder luce!

venerdì 29 gennaio 2010

“Stay Hungry. Stay Foolish.”

In questi ultimi giorni, come sempre, Steve Jobs fa parlare di se... ma non avrei mai immaginato della sua vita quello che testimonia. Vi invito a leggere parte del discorso tenuto a Palo Alto!
http://macintosh.iblogr.com/2005/10/27/stay-hungry-stay-foolish/

domenica 24 gennaio 2010

Una frase famosa e vera... anche sul mio blog



“Ci sono due modi di vivere la tua vita: uno è pensare che niente è miracolo, l’altra è pensare che ogni cosa è miracolo!”
Albert Einstein

giovedì 21 gennaio 2010

Dalle 20 alle 22

A cena con altre sei donne.
Una è ospite dal Paraguay. Ci facciamo raccontare come è andata la giornata.
Dopodiché, spazio perché io possa dire come ho trascorso ieri la serata.
Sguardi attenti, voglia di parlare.
Il tempo per due battute, il tempo per due risate. Lo spazio per dichiarare qualcosa di serio. La voglia di essere sincere.
Tempo: due ore, anzi meno.
Suona il telefono e si risponde.
Siamo alla frutta e cerchiamo un dolce.
Finisce la cena, ma nessuna si vuole alzare. Tutte si vuole restare.
C’è chi passa al caffè e c’è chi vuole un genepy. Ancora qualche minuto per guardarsi in faccia.
Si fa presto a fare tardi.
Lo spazio per una preghiera.
Il sorriso per salutarsi.
La certezza che posso andare a dormire soddisfatta.
Soddisfatta perché la vita è fatta di cose semplici, ed è bello riconoscerlo e stare, con chi te lo ricorda!

lunedì 18 gennaio 2010

Nuvola bassa e nebbia



Quando ero bambina guardavo le nuvole con ammirazione.
In particolare ero attratta dalle loro forme, che erano così diverse e a volte assumevano sagome strane che mi ricordavano gli animali o gli esseri misteriosi descritti nelle fiabe, oppure mi riportavano con la fantasia a meravigliosi dolci cosparsi di panna o velati da zucchero filato.
Oggi, grazie alle conoscenze scientifiche, direi che ero attratta dai diversi tipi di nuvole variamente combinati tra loro: Cirro o nuvole alte, Alto o nuvole medie, Cumulo o nuvole bianche e gonfie, Strato o nuvole stratiformi. In particolare mi affascinavano le nuvole bianche e gonfie.
Oltre a contemplarle con interesse, cercavo di dare un nome a quei profili e pensavo a cosa potesse voler dire mangiarle.
Questa seconda cosa l’ho capita non per conoscenza scientifica ma per esperienza diretta quando, facendo gite in alta montagna, improvvisamente venivo colta dalla nuvola bassa, oppure quando, in certe mattine di intensa umidità, mi sono trovata a brancolare nel bianco.
Non so se il mondo scientifico concorda sul far coincidere i termini nuvola bassa e nebbia, ma sia stamattina che stasera ero in macchina nella nuvola bassa e rendendomi conto che non avevo timore, ho ricordato l’imprinting infantile buono… e mi sono mangiata con gusto la nebbia!

mercoledì 13 gennaio 2010

Flora scrive un pensiero e io... lo faccio mio!

La vita fa diventare poveri.
Quando si è giovani si vuole avere il mondo a portata di mano. Si vuole prendere tutto indiscriminatamente, quasi la vita fosse un ipermercato. E si butta nel carrello di tutto e di più, come si è soliti dire, nell’illusione che, prima o poi, non si mancherà di niente. Così con le circostanze.
La giovinezza vuole l’abbondanza, vuole l’autarchia, vale a dire il non aver bisogno di niente e di nessuno.
Ma la vita la sa lunga. E lascia giocare. A un certo punto, però, prende in mano la partita ed è lei a dirigere il gioco.
Il mondo non sembra più a portata di mano, gli ipermercati diventano noiosi e, per giunta, fanno perdere molto tempo. Allora si comincia un po’ a pensare: “A cosa non posso rinunciare? Di cosa, invece, posso fare a meno? E, dove cercare? E’ meglio il mercato o l’ipermercato? Cosa me ne faccio di tante cose?”. Ma, più profondamente, l’autarchia nelle cose e nei rapporti corrisponde alla condizione dell’essere persona?
La vita, sì, che sa fare il suo mestiere…
Si impone, come una gran signora, e obbliga a riconoscere l’essenziale indigenza, ossia sapersi poveri.
Le cose: quelle che servono. La compagnia delle persone: il maggior numero possibile. E quando, per caso, se ne trova una che ha una parola da dare, una di quelle che non si erano mai sentite e che apre nuovi orizzonti, sua maestà la vita fa mettere in ginocchio. E adorare.

martedì 5 gennaio 2010

Plenilunio montano d'inizio 2010

E' notte, ma quando la vetrata è troppo grande e non si può oscurare anche se hai cucito una tenda su misura, la luce della Luna entra nella stanza illuminando tutte le cose.
Illumina il soffitto perlinato, il camino con le braci ancora calde, il tavolo, le sedie, il legno delle pareti, il divano e il piumone che mi fanno da letto.
La cosa più bella è che la Luna, oltre a dare forma agli interni, mi permette di vedere ciò che sta fuori. E' come un lampione che accende la strada, i ciottoli, il cancello, il prato e la discesa ripida. Con Lei presente, alzando lo sguardo, oltre alle innumerevoli stelle, il riverbero maggiore è quello dato dalle montagne innevate. Le vedo attraverso la vetrata, dominano il paese, le contemplo col viso sferzato dal freddo, soddisfano lo sguardo.
Questa notte è preludio della giornata di domani che sarà limpida, azzurra e bianca, piena di sole. Domani, come ora, sarà possibile arrampicarmi sui sentieri nonostante il ghiaccio, per cercare di raggiungere ciò che più mi manca.
Questa notte, la Luna e la montagna, sono la metafora della vita che vivo e del desiderio che sono.
Buon 2010!

martedì 22 dicembre 2009

venerdì 18 dicembre 2009

Fiocca

Mentre aspetto che le patate finiscano di lessare, guardo dalla finestra e vedo tre fanciulle che si divertono a lasciare profonde impronte nella piazza, strisciando i piedi.
Dall'altro balcone odo vociare di ragazzi che riescono già a giocare a palle di neve.
A malincuore abbasso la tapparella della mia stanza: mi piacerebbe guardar fuori per tutto il tempo della nevicata, ma entra aria gelida dai vetri.
Si prospetta una notte di inconfondibile silenzio. E' quello della neve, che riesce ad ovattare anche i rumori della città.
I fiocchi si fanno sempre più fitti, e se da una parte penso a chi farà fatica a viaggiare o è senza una casa calda per rifugiarsi, dall'altra sono felice per gli alberi e gli arbusti che hanno già su uno spesso cappotto e per chi vive sugli incassi di una stagione sciistica.
Tutte le cose hanno i pro e i contro, ma per me la neve è incantevole, così faccio fatica a pensare negativo.
In questo momento, faccio fatica anche a scrivere, perchè il computer è proprio davanti alla porta di un balcone e l'occhio scappa per seguire la "danza dei cristalli".
Non so domattina cosa troverò aprendo la finestra, ma so che sono grata dello spettacolo gratis cui sto assistendo.
E' troppo bello!

mercoledì 16 dicembre 2009

Incanto! (2)

E' il caso di aggiungere al post "Incanto! (1)", che oltre all'illuminazione delle vetrate della facciata del Duomo, c'è anche l'illuminazione di quelle dell'abside... per cui se fate un giro in piazza, fatelo completo. Merita!
NB. Grazie a chi ha avuto la bellissima idea e a chi l'ha realizzata.

domenica 6 dicembre 2009

L’ostetricia esatta dei filosofi


“Uno dei compiti fondamentali della gravidanza è costituito appunto dalla preoccupazione tanto di un corretto compimento di questa crescita sia fisica sia psichica nel grembo materno, quanto di evitare traumi dovuti a un comportamento errato della madre, ad angosce, a privazioni e ad altro.
Ma la crisi di cui abbiamo parlato sta nell’atto stesso della nascita. Con la nascita, il bambino, formatosi completamente, lascia il grembo materno e comincia l’esistenza individuale. La psicologia mostra che questo avvenimento si imprime profondamente nella psiche del bambino, tanto che, se esso non si compie in modo corretto, avrà conseguenze per tutta la vita; e queste saranno di natura non solo fisica, ma anche psichica.
Lo stato di vita nel ventre materno è quello di una perfetta simbiosi: il bambino vive nella sfera vitale della madre. Con la nascita egli se ne stacca. Ma il problema è se questo distacco si compia realmente e completamente, e inoltre se il passaggio si effettui in modo corretto. Già Freud ha fatto notare che le levatrici esperte parlano del terrore provato dal bambino nell’atto della nascita e dicono che la madre è responsabile del modo in cui questo terrore viene superato. D’altra parte, l’eventualità che non si effettui il distacco interiore, psichico, cioè l’ingresso nell’esistenza individuale, sembra avere particolare importanza nell’insorgere della malinconia, nella quale operi il desiderio di ritornare nella sicurezza del grembo materno.
I compiti etici sono qui, naturalmente, quelli dei genitori, in particolare della madre. Essi riguardano le esigenze fisiologiche, il comportamento affettivo, la disposizione interiore alla sollecitudine e all’amore, la condotta nel momento stesso della nascita.
A proposito di quest’ultimo punto, ci si può chiedere se le tecniche che mirano a una sempre maggiore facilitazione del parto abbiano solo lati positivi, se cioè non banalizzino l’evento, sminuendo il peso che, per l’esistenza, ha questa separazione, la quale, al contempo, è anche acquisizione di una persona"

Romano Guardini “Le età della vita” Vita e pensiero

mercoledì 2 dicembre 2009

Incanto! (1)

Una cosa mai vista in quarant'anni... da piazza Duomo, la facciata della Cattedrale con le vetrate illuminate dall'interno! Un incanto anche per i passanti più distratti...
NB. Se stasera passate da Milano, fate un giro in Piazza del Duomo!

Indovinello


Quando arrivi, stai con me almeno tre giorni…
A volte di più.
Non ti aspetto mai, il tuo arrivo è sempre improvviso, eppure me lo segnali.
Non sei gradito, non sei cercato, benché spesso ti provoco.
Sei inopportuno, soprattutto perché sopraggiungi sempre quando bisognerebbe fare a meno di te.
Mi condizioni moltissimo, anche se ti manifesti in modo sfumato o parziale.
Non lasci tregua, ma ti arrendi all’aria fredda e all’acqua calda.
Cerco di respingerti, ma più mi concentro per farlo è più forte diventi.
Cosa sei?


....


Sei un gran mal di testa!

giovedì 26 novembre 2009

Attesa

L’attesa è l’emblema della vita.
Se siamo al mondo, è perché la nostra mamma ci ha atteso nove mesi…
Se siamo nati prematuri, ha atteso qualcosa in meno.
Dell’attesa non si può fare a meno, perché la vita si svela nel tempo che scorre.
L’attesa non si può eliminarla, perché il tempo non si può fermarlo.
Si attende che arrivi la sera, quando siamo stanchi.
Si attende che sorga un nuovo mattino, quando desideriamo.
Si aspetta l’ora della colazione, per farla insieme.
Si aspetta l’ora di cena, per godersi lo spettacolo del camino.
A volte si attende il lunedì, perché è bello ricominciare.
A volte si attende il venerdì, perché si vuole staccare.
Si attende la fine del mese, per la busta paga.
Si attende l’inizio del mese, perché coincide con la festa di compleanno.
Si attende l’avvicendarsi delle stagioni, perché in fondo si aspetta che torni l’estate.
Si attende l’inverno, perché si ama la neve.
L’attesa è perché si vuole raggiungere la maggiore età.
L’attesa è che finiscano le superiori e si faccia finalmente la Maturità.
Si aspetta di laurearsi.
Si aspetta di “dottorarsi”.
Ci sono tanti problemi che si aspetta si risolvano.
Ci sono tanti desideri che s’attende s’avverino.
Si aspetta che finisca un pianto.
Si attende di cogliere un sorriso.
Si aspetta che la vita sveli il bene.
Si attende che qualcuno ci dica che ci vuole bene.
Tanto tempo dato alla vita, tante attese vissute.
Di queste: tante attese brevi, tante attese prolungate. Tante attese ansiose, tante attese lievi.
Ma di tutte le attese, qualsiasi esse siano, la più grande è sempre l'attesa di te!

domenica 8 novembre 2009

Domenica mattina

Vado come di consueto all’appuntamento con i miei vicini di casa: la S. Messa delle ore 10.00 dell’Istituto Sacra Famiglia, preceduta da un'amica.
Ci vado, perché accade qualcosa di sorprendente. Incontro ciò che è Vero.
Entro e mi siedo sulla destra. Subito uno degli ospiti mi esorta dicendomi: “Guarda che la tua amica è seduta dall’altra parte!”. Giusto richiamo: quando vuoi bene ad una persona non puoi che volergli stare vicino… pertanto, mi sposto.
Davanti a me, un'altra ospite, nel momento in cui inizia il canto vivace del Gloria, prende e si mette in piedi davanti all’altare. Ovvio, quando ti interessa una cosa, non esiti a farti avanti!
La stessa persona, tornata al posto davanti a me, in un momento di silenzio, estrae dalla tasca il suo borsellino gonfio. Gonfio di qualcosa di molto prezioso… lo apre e vedo che contiene diversi oggetti, che non hanno niente a che fare con i soldi. Mi commuovo, perché riemerge un ricordo dell’infanzia, semplice e sincero, quando giocando accumulavo i miei valori in posti più o meno segreti. E i valori, secondo un parametro che non è certo quello comune del mondo, erano strettamente legati agli affetti.
Finisce la cerimonia. Lascio gli ospiti alla fine della celebrazione della Solennità di Cristo Re dell’Universo e dopo essermi lasciata provocare dal loro esempio, mi chiedo: “Quali sono, ora che mi considero adulta, i miei valori… chi è il mio Re?”

Una vignetta di Giannelli che merita!


lunedì 2 novembre 2009

Fine settimana d'autunno


Tra i larici d’oro, si accendono di luce le foglioline gialle delle betulle.
Tra i frassini in parte secchi e in parte spogli, troneggiano i ciliegi dalle foglie rosse come i frutti ormai lontani.
Tra l’azzurro nitido del cielo, rami che si stagliano, di un insolito acero dalle foglie rosa.
Chi ho portato in montagna con me, non aveva mai visto i colori dell’autunno a queste quote.
Qualcosa d’indimenticabile e d’imperdibile.
Una natura trasfigurata, che ricorda il Paradiso.

martedì 27 ottobre 2009

Non solo ostetrica


Si può stare al lavoro in tanti modi, e tra i tanti, c’è un modo che è quello che io chiamo “creativo”. Verniciare i mobili vecchi d’azzurro, spostare il mobilio dell’aula finché non convince l’assetto, fare il portachiavi con legno di recupero e ganci, ideare una piccola farmacia d’emergenza… insomma, è bello sperimentare che un’ostetrica che si occupa di formazione, non si limita a stare tra i banchi o nella corsia.
Certo, a volte è necessario vivere insieme ad una donna il travaglio, il parto o l’allattamento, per non dimenticare qual’ è il vero scopo per cui “insegno”, ma è altrettanto educativo, manifestare che la vita è ancora più ricca!

lunedì 26 ottobre 2009

26 ottobre 2009


Capita anche a me, che qualcosa va storto… e divento nervosa.
Allora, che fare?
Trovarsi con un volto amico è l’ideale.
Non è necessario che mi chieda come va, basta che c’è; sedersi insieme davanti alla vetrata che guarda sulla piazza del Duomo, bere una coca cola, un frappè, mangiare un bombolone e una fetta di torta ai frutti di bosco.
Bè, ovviamente, non ho mangiato tutto io!
In ogni caso, anche se il rischio è di acquistare qualche etto, l’amicizia vera ha qualcosa di forte, che ti porta ad ascoltare e a dire le cose che ti stanno veramente a cuore… niente di banale, niente di scontato, qualcosa di sempre nuovo, che mi fa vedere le cose nella giusta dimensione e fa tornare lievi.
Grazie Fio.

venerdì 16 ottobre 2009

Giorni d'ottobre


L’azzurro carico del cielo, ricorda che chi l’ha pennellato, non ha risparmiato sul colore.
Il verde intenso della vegetazione, ricorda che le piante e l’erba sono vive.
Il rosa del marmo di Candoglia del Duomo, ricorda che è stato costruito da mani di uomini ispirati.
Il vento insistente, risveglia pensieri che corrono lontani.
Il gelo deciso, risveglia il fascino della neve sulla montagna.
La mano fredda, risveglia il desiderio dell’abbraccio.
Questi giorni d’ottobre così trasparenti; ricordano la bellezza del vivere, e risvegliano il desiderio d’Infinito.

martedì 13 ottobre 2009

Speriamo di non ridurci all’osso!


Comincia una nuova avventura.
Con trentun chiavi d’accesso, la porta antipanico montata al contrario, la rottura improvvisa di una tubatura di scarico, il furto di due postazioni dell’aula informatica e tanta tanta stanchezza; l’anno accademico è ormai avviato a tutti gli effetti.
Le ostetriche insegnanti resistono!

lunedì 5 ottobre 2009

05.10.09 missione impossibile



Oggi comincia l’effettivo trasloco della sede del Corso di Laurea in Ostetricia di Milano.
Io e le mia collega siamo operative dalle 7.30 del mattino… peccato che gli operai arrivano alle 10.15.
Prendono visione del materiale da smaltire e basiti dalla quantità di cose, dal fatto che non c’è ascensore e siamo al secondo piano e dal dover attraversare tre cortili prima di raggiungere il camion; si allontanano per telefonare al loro responsabile per organizzarsi.
Tornano alle 11.
Alle 11.30 fermi tutti.
Da un cortile non si può più passare perché si interferirebbe con le attività ludiche dell’asilo coinquilino. Caspita, fino alle 14.00 divieto assoluto al transito.
Sono le 14.30, io e la mia collega stiamo ancora aspettando il ritorno degli operai… ce la faremo?
Ai posteri l’ardua sentenza!

domenica 4 ottobre 2009

Un "post"... piacentino


Torno da una domenica piacentina; non posso nascondervi che se dovessi farvi un buon regalo... non esiterei dal portarvi una fantastica zucca.

NB. Leggete pure questo post come un messaggio pubblicitario!

martedì 29 settembre 2009

Sono terminati anche i ripescaggi!?



Gli studenti che hanno fatto i test di ammissione alle lauree triennali dell'area sanità, dovrebbero sapere come si sono concluse le graduatorie. C'è già qualcuno, triste e sconsolato, che mi chiede come dovrà muoversi un altro anno perchè questa volta è andata male...
Oltre a dare qualche consiglio, mi scappa una vignetta...

domenica 27 settembre 2009

Continuano le fiabe...

Nell’alto medioevo nasce la tradizione cortese del Rosengarten, (giardino delle rose); luogo incantevole ed inviolabile. La tradizione popolare tedesca immagina il giardino delle rose sul Catinaccio. Un piccolo spiazzo pianeggiante tra le pareti verticali, che si accende di colori all’ora del tramonto: è il lontano riverbero delle rose magiche di Laurin, che risplendevano rigogliose nel Gartl (giardinetto). Come si narra, Laurin era il re dei nani e si era messo in testa di rapire la bella Kunilde, sorella di uno dei dodici compagni di Teodorico, re degli Ostrogoti. Laurin, portò la fanciulla nel suo regno, la sposò e ne fece la regina dei nani. Il regno era così sicuro, che a proteggerlo bastava un filo di seta. Al suo ingresso, si trovava uno stupendo giardino di rose. Teodorico venne con i suoi uomini per fare la guerra a Laurin. Dopo una serie di incredibili scontri, fece prigioniero Laurin e tutti i suoi nani. Laurin sconfitto, poiché lo splendore delle sue rose aveva fatto individuare il suo rifugio, pronunciò l’incantesimo: “Voglio che nessuno possa vedere le mie rose, né di giorno, né di notte”. Si dimenticò però del crepuscolo, così i riflessi delle rose possono continuare ancora, per breve tempo, all’alba e dopo il calar del sole, ad inondare le Dolomiti di stupendi colori.
Quale morale: oltre a giustificare lo spettacolo dolomitico dell’enrosadura, ci viene ricordato che le montagne trasmettono una bellezza unica, che le supera!

In parte tratto da: Dolomiti, la spettacolare rinascita di un arcipelago. www.itacalibri.it

giovedì 24 settembre 2009

A Graz, prima e dopo...




Grazie Virna della compagnia in giorni così intensi... solo noi italiani non parliamo l'inglese come se fosse la nostra madrelingua. Ma ce l'abbiamo fatta!! (In attesa di altre avventure).